Il BORGO DEL DIAVOLO esiste sul serio ed è in Campania | Chi non ha paura, può visitarlo in Primavera: lascia senza fiato

In Campania esisto un luogo in cui si incontrano Storia, mistero e tracce preistoriche uniche al mondo: ecco cosa vedere per una bella gita primaverile.
La Campania è una regione ricca di tesori storici e naturalistici: c’è tanto da vedere tra borghi abbandonati, resti di epoche lontane e paesaggi mozzafiato.
Tra i luoghi che hanno subito l’inesorabile spopolamento ci sono delle vere e proprie perle, come il borgo di Apice Vecchia, in provincia di Benevento.
Si tratta di un borgo abbandonato perché è stato evacuato in seguito al terremoto del 1962 ed è così rimasto cristallizzato nel tempo.
Anche Roscigno Vecchia, nel Cilento, si mostra agli occhi dei visitatori incuriositi con case in pietra disabitate a causa di continue frani e smottamenti.
Un altro luogo in cui il posto sembra essersi fermato è Tora e Piccilli, un piccolo comune in provincia di Caserta, noto per un sito archeologico straordinario.
Cosa sono le “Ciampate del Diavolo” a Tora e Piccilli
In questa area del casertano è possibile visitare le “Ciampate del Diavolo”, come riportato da PaleoItalia.it. Si tratta di impronte fossili umane risalenti a oltre 350.000 anni fa, tra le più antiche d’Europa, impresse su un pendio vulcanico che ha reso possibile la loro conservazione. Queste tracce rappresentano testimonianze cruciali dell’evoluzione dell’uomo.
Il nome dato al sito non è casuale: la leggenda narra che fosse il diavolo in persona a lasciare quelle orme, attraversando un terreno infuocato. Per secoli, il mistero ha avvolto il luogo, alimentando superstizioni e racconti popolari, fino a quando la scienza non ha fatto chiarezza su questo tesoro nascosto alle pendici del vulcano Roccamonfina.

Le impronte degli ominidi lasciate sul tufo: incredibile testimonianza del passato a Caserta
Il substrato di tufo vulcanico presenta, dunque, impronte umane fossili risalenti a circa 350.000 anni fa, lasciate da ominidi del Pleistocene medio. La disposizione delle orme ha permesso agli studiosi di ricostruire con precisione i movimenti di questi antichi individui. Le due principali piste, denominate A e B, raccontano il modo in cui gli antenati degli abitanti del luogo si sono lanciati in camminate, scivolate e tentativi di mantenere l’equilibrio su un terreno difficile.
La Pista A segue un andamento a zig-zag, suggerendo che gli ominini adottassero strategie precise per affrontare la pendenza. La Pista B, invece, è un caso unico al mondo: mostra segni di una caduta e di un disperato tentativo di recuperare la stabilità. In questo punto, infatti, non sono impresse solo le impronte dei piedi, ma anche quelle delle mani e delle gambe. Questo incredibile sentiero preistorico merita di essere visitato e continua ad attirare l’interesse della comunità scientifica internazionale.