Hanno SEQUESTRATO le mozzarelle | Purtroppo in Campania è stata una vera mazzata, alto il rischio di avvelenamento

Il prodotto simbolo del Sud rischia di finire al centro di una maxi-inchiesta: è questa la paura più grande che serpeggia tra i consumatori amanti della mozzarella.
La mozzarella di bufala campana è da sempre il marchio di fabbrica della regione. Non si tratta solo di una specialità gastronomica, ma di un prodotto identitario, che rappresenta cultura, lavoro e storia.
Nei caseifici tra Caserta, Napoli e Avellino si concentra un’economia che coinvolge migliaia di famiglie e che traina anche l’export agroalimentare di buona parte dell’Italia.
La qualità della mozzarella è frutto di una filiera complessa e delicata, che dipende da controlli rigorosi. Per questo, ogni scandalo che la coinvolge ha effetti pesanti sulla fiducia da parte dei consumatori.
Il timore che la mozzarella finisca al centro di una crisi sanitaria o ambientale è costante, soprattutto dopo quanto accaduto nel 2008. Un episodio che ha lasciato il segno e che ancora oggi viene ricordato come uno dei momenti più critici per il settore.
Mozzarella e diossina: il connubio che fa ancora paura ai consumatori
Nel 2008, infatti, un’operazione su larga scala colpì il cuore della produzione di mozzarella campana, come riportato da IlGiornale. Oltre 400 militari del Noe, del Nas e dei comandi provinciali di Caserta e Avellino fecero irruzione in 79 allevamenti e 19 caseifici. L’indagine, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, portò al sequestro di tonnellate di latte, prodotti caseari, mangimi e documentazione. I controlli erano già stati avviati mesi prima e avevano riscontrato livelli di diossina oltre i limiti di legge nel latte destinato alla produzione di mozzarella.
Tra novembre e marzo erano state effettuate anche delle analisi dall’Asl, che confermarono la contaminazione. Ci furono circa 109 indagati, accusati di avvelenamento di sostanze alimentari e commercio di sostanze adulterate. L’inchiesta suscitò allarme anche fuori dai confini regionali e mise in crisi l’intera filiera.

L’importanza di controlli rigorosi sul processo di produzione della mozzarella di bufala campana
Dalle indagini emerse che la contaminazione del latte derivava da mangimi prodotti con foraggi coltivati su terreni inquinati. In molte aree situate tra Caserta e il basso Lazio erano stati interrati illegalmente rifiuti tossici, provenienti anche dal Nord Italia. Proprio queste zone incriminate risultavano essere sotto il controllo di noti gruppi criminali, come il clan dei Casalesi.
La Procura indagò anche sulle responsabilità interne: chi avrebbe dovuto controllare, e non lo fece, permise che quel latte alla diossina arrivasse nei caseifici. Un colpo durissimo che ci si augura non si ripeta mai più: per questo si sono intensificati i controlli per garantire la massima qualità della mozzarella campana.