A Riserva 24 c’è il “pittulone” per il convivium

Nel Serinese un locale senza fronzoli, luogo per cenare fuori e sentirsi bene come a casa: uno spazio intimo e ricercato che racchiude in due ambienti l’essenza più autentica dell’ospitalità

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Si chiama Riserva 24 e più che una vineria o un piccolo ristorante è un progetto che vuole raccontare la tradizione della cucina irpina, inserendosi nella storica ampia offerta ristorativa di Serino ma in una chiave contemporanea. Una ricerca che partendo da piatti che sono capisaldi strizza l’occhio all’innovazione, un’innovazione che sta nella professionalità tecnica con la quale si eseguono le variegate offerte del menù, grazie alla preziosa consulenza dello chef Giovanni Mariconda, e nella scrupolosa scelta di materie prime di qualità.

L’interno accogliente di Riserva 24

I proprietari Mino Fasi, l’oste che ci accoglie nell’informale spazio di ingresso, e Fiore Agnes, che dalle quinte esprime la sua passione per la cucina, hanno messo insieme tutti i loro asset: Mino la sua esperienza relazionale maturata in tanti anni come organizzatore di eventi, Fiore la sua vocazione culinaria già declinata in un suo precedente progetto personale che porta il suo nome, Fiore il club degli amici.
Il risultato è unico nel suo genere nel Serinese: un locale intimo e ricercato che racchiude in due ambienti l’essenza dell’ospitalità. Nel primo spazio siamo circondati da una dispensa a vista che mostra, ed a ragione, formaggi e salumi che tracciano la storia delle tipicità non solo irpine ma di tutta l’italia, è uno standing bar ma offre anche un enorme “tavolo dell’amicizia” con sedute svelte dove gli avventori nel fortuito socializzare partecipano del senso letterale del convivium. La sala più intima e appartata ospita piccoli tavoli, realizzati con assi di legno vivo, grezzo che richiamano il concept minimale riportato in tutti i dettagli: dai cestini in vimini per nocciole e castagne, la punta di diamante dei prodotti tipici di Serino, ai rivestimenti delle damigiane di vino usati come contenitori polifunzionali, ai bicchieri classici da osteria. Siamo circondati dalle bottiglie di vino: adagiate su una struttura fatta di tondini per cemento armato, nascondono qualche gioiello da piccola cantina; il ferro è ancora elemento decorativo con dei grandi pannelli in corten in cui delle incisioni retroilluminate scrivono le tipologie dei vini.
Per l’aperitivo veloce un’infinita offerta di formaggi, salumi e conserve autoprodotte. Per la cena vera e propria si passa da piatti tradizionali come il “pittulone”, una pizza di acqua e farina cotta in una tipica padellina di ferro, a prelibatezze come le uova di Paolo Parisi con tartufo, da tagli di carne selezionata al semplice “Baccalà accio e patate”.
Insomma buono! e senza fronzoli, un luogo per cenare fuori e sentirsi bene come a casa.