A Salerno avvocati senza peso, fantasmi nella Cittadella

Nessun ruolo nelle Commissioni, spazi assegnati senza il loro parere con scelte incomprensibili e illogiche: dieci anni di umiliazione per una fondamentale funzione

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Carmen Piscitelli

Avere una buona memoria ed esser ancora in vita per poter dire “io c’ero” a volte è sgradevole.
L’asilo nido nella Cittadella giudiziaria disegnata da David Chipperfield e un asilo convenzionato per i figli degli avvocati da sistemare nel vecchio Palazzo di Giustizia, furono chiesti quasi una decina di anni fa da un manipolo solitario di avvocati di belle speranze (impallinate in volo) ai capi degli uffici giudiziari, che sentenziarono che l’asilo non era previsto e che non c’era spazio per realizzarlo (lo stesso nel Palazzo di giustizia, già all’epoca martoriato) mentre l’ Ordine professionale liquidò la questione come di scarso interesse.
All’epoca, la fine dell’opera dell’Archistar inglese doveva ancora venire ma non vi fu la minima disponibilità a prevedere qualcosa di tanto civile quanto basilare.
Diciamo che le politiche sociali e le pari opportunità non erano ancora di moda.
Se la memoria non inganna, il vertice personificato dell’amministrazione comunale di allora è il medesimo che oggi siede alla Regione e che, stando a quanto riferito dalla stampa locale, propugna che l’asilo si farà.

La Cittadella giudiziaria di Salerno: un inizio tra disservizi di ogni genere taciuti dalla propaganda imperante

La notizia dei giorni nostri sull’asilo che “vorrei, non vorrei, ma se vuoi” è la stura per evidenziare un annoso problema, uno dei tanti tabù sull’edilizia giudiziaria in Italia: la assenza di partecipazione dell’avvocatura alle commissioni integrate esistenti presso ogni distretto di Corte d’ Appello (le chiamavano “commissioni edilizie”) che stabiliscono e assegnano la distribuzione degli spazi per gli uffici e il personale nei palazzi di giustizia.
Nella commissione ci sono i cancellieri e i magistrati, gli avvocati no.
Eppure un avvocato vero trascorre buona parte della sua giornata nel palazzo di giustizia ed il palazzo, così come le modalità con le quali si celebrano le udienze, ne rappresenta concretamente e pubblicamente il lavoro.
Gli avvocati, per legge, hanno solo un “diritto di tribuna” e questa polverosa espressione autorizza quelli che comandano e sono costretti per legge ad ascoltare le loro doglianze, le proposte e i problemi che li tormentano ogni giorno a fare l’esatto contrario, ma sorridendo, in modo empatico e deliziosamente gentile.
Lo scarso peso dell’avvocatura sia per disposizione di legge che per “ingenuità” alimentata dall’entusiasmo per le molte inaugurazioni di stanze, scale, lampadari e frattaglie della formidabile Cittadella hanno prodotto il risultato delle cancellerie della II sezione civile sistemate al 9 piano (aule di udienza al piano terra o al III, cui si accede con ascensori piccoli e a rischio blocco e da scale senza aereazione o finestre), la mancanza di una rivendita di valori bollati negli edifici, nessuna sala comune attrezzata per gli avvocati,
del wi-fi neanche l’ombra e neppure un’area di sosta temporanea gratuita per le autovetture riservata agli avvocati nell’area di parcheggio da pochi giorni inaugurata e consegnata alla Città.
E che non vi capiti mai la sciagura di aver necessità di un foglio di carta durante l’udienza (sì, qui all’80% scriviamo con carta e penna, alla faccia del processo telematico): potrebbe essere più semplice abbattere un tiglio o conciare una pelle di pecora che ottenere un foglio A4 in cancelleria.
Ma l’asilo in Tribunale dicono che si farà, allegria, allegria.

(“Voglio quel che non c’è mai stato e che evidentemente non c’è; e che continuando si fa meta sempre più lontana. Il che mi fa ancora e sempre apparire come un pessimista: e pare non sia permesso esserlo neppure di fronte al pessimo. Allegria, allegria.” Leonardo Sciascia, La Stampa, 6.8.1988)