A Salerno e in Campania è impossibile curare la vista

Nessuno centro di prevenzione in provincia di Salerno, dove vivono 1,1 milioni di abitanti. Ed appena uno, a Napoli presso l'Università Federico II, in una regione come la Campania che conta 5,8 milioni di residenti

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Un solo centro di prevenzione oculistica in Campania, a Napoli presso l'Università Federico II. Nessuno in provincia di Salerno (un milione e 100mila abitanti)

Il 43% degli italiani soffre di problemi agli occhi – dalla miopia lieve alla cecità – ma nel Paese calano i centri di prevenzione e riabilitazione, previsti per legge. E non fa certo eccezione la Campania, terza regione più grande d’Italia: dichiara un solo presidio, presso il Dipartimento di Oftalmologia della II Università di Napoli. Dunque, nessuno in provincia di Salerno, dove vivono 1,1 milioni di abitanti. Ed appena uno in una regione da 5,8 milioni di residenti. In questo deserto, non devono destare sollievo le cifre: sono 308 i casi assistiti in Campania nel 2017, secondo la Relazione del ministro della Salute sullo stato di attuazione delle politiche inerenti la prevenzione della cecità, l’educazione e la riabilitazione visiva (legge 284/97). Molti meno di regioni come Piemonte (4104) o Lombardia (4416), e perfino della provincia autonoma di Bolzano (885). Ma non è che in Campania ci si ammali poco: è assai probabile, invece, che i cittadini si facciano curare in altre regioni o in centri privati, accertata la carenza di strutture pubbliche. Eppure, il fondo nazionale assegna alla Campania soltanto 17mila euro su 176 complessivi, ripartiti in base alla popolazione e al numero di ciechi civili (dati Inps). Un disservizio dai risvolti sottovalutati.

Tagli e sottovalutazioni. Pur in presenza di dati incompleti, la relazione del ministro attesta l’aumento di casi in Italia, rispetto all’anno precedente: da 22.091 nel 2016 a 26.900 nel 2017. L’incremento (+4809) segnala una crescita significativa della domanda di riabilitazione visiva, in particolare nelle persone ultrasessantacinquenni. In Campania, tuttavia, sono i giovanissimi la categoria più rappresentata nel report: il centro rileva 147 casi nella fascia 0-18 anni; 97 in quella 19-65 anni; 64 negli over 65. E nell’unico centro regionale, risultano presenti soltanto 2 medici specialisti in oftalmologia (in Italia scesi da 101 a 65), inquadrati sotto la voce “personale non indicata tipologia rapporto”. Viceversa, per gli oculisti recitano “zero” le voci “personale dipendente”, “personale convenzionato” e “personale con rapporto di consulenza”. Identico scenario per gli ortottisti assistenti di oftalmologia (in Italia ridotti da 102 a 82 in un anno). Peggio ancora per gli infermieri (da 40 a 37 in tutta Italia): nemmeno uno. E la Campania è pure una delle sei regioni prive di uno psicologo nell’équipe

Il piano di prevenzione. La strategia di prevenzione si basa sullo screening oftalmologico pediatrico. Sono due le fasi importanti: la nascita e l’età di 3 anni. Lo screening neonatale può esser fatto sia dal pediatra sia dall’oculista. «Non vi è dubbio che – spiega la relazione – l’oculista sia in grado di identificare un numero maggiore di patologie rispetto al pediatra ma non è stato studiato se questo si traduca realmente in una riduzione del rischio di ipovisione perché una percentuale significativa di queste malattie non è trattabile o ha una prognosi funzionale limitata, anche qualora la diagnosi fosse stata tempestiva». L’Intesa in Conferenza Stato-Regioni, siglata a fine 2017, in Campania si traduce nel progetto “Prevenire le conseguenze dei disturbi neurosensoriali – ipovisione e cecità progetto di screening oftalmologico neonatale”. Il progetto è inserito nel programma “I primi 1.000 giorni di vita”.