A Serre lo splendore della Madonna in trono col Bambino

Si tratta della statua in stucco policromato, risalente all’incirca all’ultimo decennio del XIII secolo, conservata nella Cappella della Madonna dell’Olivo. È la statua in stucco più antica del comprensorio degli Alburni e a Sud della provincia salernitana

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Parte oggi questa nuova rubrica, a cura del professore Gerardo Pecci, alla ricerca dei nostri tesori: opere visibili e latenti.

Esiste un patrimonio “nascosto” che ancora oggi attende di essere scoperto, studiato, tutelato e valorizzato. È fatto di architetture, di opere d’arte, di archeologia, di beni culturali che hanno un valore storico, di civiltà, estremamente importante. La nostra Costituzione lo tutela attraverso l’articolo 9. La Campania, e la provincia di Salerno in particolare, possiede beni culturali che hanno una rilevanza straordinaria per l’Umanità. Penso, tanto per fare qualche esempio, ai siti UNESCO di Pompei, al centro storico di Teggiano, alla Certosa di Padula, al Parco Archeologico di Paestum e a Elea-Velia. Ma accanto ad essi esistono opere d’arte, reperti archeologici, opere d’arte, chiese, conventi, palazzi che conservano opere “nascoste” e che meritano attenzione. Spesso ci si imbatte in opere che sono semisconosciute. Sono sotto la nostra vista, le vediamo ma non le percepiamo, come se fossero fantasmi evanescenti, invisibili. Sono opere che sono visibili e “latenti”, come fu detto alcuni anni fa a proposito di un’importante mostra che si svolse a Policastro, a cura di Francesco Abbate.

La Madonna di Serre attende ulteriori studi e maggiore attenzione da parte del mondo accademico e non solo, proprio per le sue peculiarità iconografiche e stilistiche. È solo un esempio delle testimonianze d’arte che possediamo, che a volte ci sfuggono per disattenzione e delle quali non sempre sappiamo individuarne il loro valore di civiltà, di storia, di cultura

Eppure, all’improvviso, dalla polvere dei secoli e dall’oblio della memoria, emergono a volte capolavori assoluti che ci fanno tremare “le vene e i polsi”. È il caso, ad esempio, della statua in stucco policromato, risalente all’incirca all’ultimo decennio del XIII secolo, conservata nella Cappella della Madonna dell’Olivo a Serre, raffigurante una Madonna in trono con Bambino. Si tratta, come ha affermato recentemente Giovanni Villano, della statua in stucco più antica del comprensorio degli Alburni e a Sud della provincia salernitana. Sono vivi in essa chiarissimi influssi e modi stilistici legati soprattutto al mondo bizantino. Stilisticamente ricorda, per affinità, la più famosa tavola dipinta raffigurante la Madonna de Flumine proveniente da Amalfi, conservata nel Museo di Capodimonte, ma, a pensar bene, anche la Madonna in trono col Bambino fra i Santi Gennaro e Restituta (Santa Maria del Principio) di Lello da Orvieto, realizzata a mosaico nella basilica di Santa Restituta nel Duomo di Napoli. Quest’ultima, secondo Ferdinando Bologna, sarebbe opera del 1322, ma che dovrebbe invece essere retrodatata al 1313, come puntualizza Claudia D’Alberto. La Madonna di Serre era irriconoscibile. Rifacimenti e stratificazioni aggiunti nel passato l’avevano completamente trasformata, resa illeggibile. Solo dopo un attento lavoro l’opera è resuscitata con le forme originarie, adeguatamente messe in luce dagli interventi dei restauratori. La Madonna di Serre attende ulteriori studi e maggiore attenzione da parte del mondo accademico e non solo, proprio per le sue peculiarità iconografiche e stilistiche. È solo un esempio delle testimonianze d’arte che possediamo, che a volte ci sfuggono per disattenzione e delle quali non sempre sappiamo individuarne il loro valore di civiltà, di storia, di cultura.