A tutto algoritmo, il picco balla. Date mai certe

Sull’ondata di contagi le previsioni cambiate più volte

0
356

Ritmo ritmo, arriva l’algoritmo. Avanti e indrè, il picco quando c’è?. La data, invero, è assai mobile. Qual piuma al vento. «L’Unità di crisi regionale – avvisa ogni ordinanza del governatore De Luca – si avvale di strumenti scientificamente validati per effettuare analisi previsionali finalizzate a comprendere l’andamento dell’infezione Covid19 sul territorio regionale, attraverso algoritmi dedicati e validati presso strutture universitarie, secondo un’analisi previsionale di forecast mediante algoritmi basati su “exponential smoothing method” e “machine learning”». Dunque, in tema di picco epidemico, ogni parola viene calibrata su calcoli scientifici. Ma c’è subito un colpo si scena. «L’algoritmo non serve a fare previsioni – rivela il 2 aprile al Mattino l’infettivologo del Cotugno, Alessandro Parrella, ideatore del programma e membro dell’Unità di crisi della Regione – serve solo ad analizzare l’andamento dell’epidemia e a ipotizzarne gli sviluppi per garantire le corrette contromisure». Eppure, i provvedimenti del governatore parlano di «analisi previsionali». Allora, il meccanismo di calcolo sarà pure preciso. Ma sono le date comunicate ad apparire un po’ ballerine. «Tra metà maggio e inizio giugno – si sbilancia l’infettivologo – potremmo essere nella situazione in cui oggi è Wuhan con un graduale ritorno alla normalità, ma non è detto». Parrella si affretta a precisare: «Posso ipotizzare una data ma nessuno deve considerarla ufficiale perché dipende da troppe cose». Dipende, forse, anche dal periodo in cui si formula. E quindi proviamo a tornare indietro. Il 13 marzo, De Luca mostra in diretta una proiezione – realizzata dal direttore sanitario del Cotugno – da quel giorno al 15 aprile. «Ci sono 3 scenari – spiega-: normale, di emergenza, e grave. Calcolando lo scenario più grave, avremo bisogno entro il 14 aprile di 150 posti letto in terapia intensiva. Poi si prevede una curva discendente dei contagi». Cioè, dopo Pasqua il peggio sarà passato. Ma prima di allora, ci sarà da tremare. Il fosco orizzonte è la leva del governatore, in quelle ore pronto a sfornare la prima ordinanza-capestro. Più restrittiva, nei divieti, dei decreti del premier Conte. Il 25 marzo lo spettro della pandemia sembra materializzarsi. De Luca scrive a Conte, accusandolo di non mandare gli aiuti promessi, sotto forma di attrezzature mediche, dispositivi di protezione individuale. «Non voglio alzare i toni – premette-, ma non posso non dire che ci separa poco dal collasso, se il governo è assente. I prossimi dieci giorni saranno da noi un inferno. Siamo alla vigilia di una espansione gravissima del contagio. Per noi è questione di ore, non di giorni». E infatti è questione di ore: ne passano appena 48, e il governatore tranquillizza tutti. «Ho alzato i toni parlando col governo circa la questione della fornitura delle mascherine e – chiarisce in una diretta – ho detto allo stesso governo che così ci avrebbe portato al collasso. I “portaseccia”, appena hanno sentito la parola “collasso”, si sono entusiasmati. Portaseccia, l’unico collasso è arrivato nel vostro cervello. C’è un buco nero tra le vostre orecchie con una tale forza di gravità che rende impossibile l’uscita non solo della luce e delle radiazioni, ma anche del pensiero». Perciò avevano capito tutti male, causa malefico intervento degli jettatori. «Qui – rassicura il presidente della Regione – studiamo un algoritmo e lo aggiorniamo ogni 2 giorni. E secondo le previsioni il picco ci sarà alla fine della prima settimana di aprile. Bisogna essere pronti per quel giorni: avremo più di 3000 contagi. Dovremmo raggiungere il 3/5 aprile un incremento di 80-100 contagi costante e dopo una settimana comincia la curva discendente». L’ipotesi si dimostra azzeccata: il 7 aprile sono 3.268 i contagi in Campania, secondo l’Unità di crisi. E quindi il picco sarebbe proprio adesso. Quando ci troveremmo alla vigilia dell’agognata discesa. Invece niente da fare. «Contiamo di avere il picco per fine aprile-inizio maggio» annuncia De Luca il 3 aprile, spostando avanti le lancette della paura. Ma trascorre una settimana, e il governatore aggiorna la mappa. «Tra fine aprile e inizio maggio, se manterremo comportamenti di grande responsabilità – comunica ieri-, potremo ragionare sulla ripresa di attività economiche». Ossia, allentare il lockdown: ma il picco? Quello dell’incertezza è sempre alto.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)