Abbiamo in casa i campioni del domani

La prova superlativa di Spinazzola e Bernardeschi autorizza a ben sperare per il futuro del calcio italiano. Segnali positivi per la Nazionale di Mancini

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Calciatori indigeni crescono. Non sono molti, per la verità, visto che la maggior parte delle squadre italiane preferiscono fare spesa all’estero. Ma quei pochi che hanno la possibilità di far emergere le loro qualità si fanno anche onore.
Guarda caso, si fanno onore pur militando in formazioni che hanno sempre nel mirino scudetto e ambiziosi traguardi europei. È il caso di Bernardeschi e Spinazzola. Due elementi che vengono dalla gavetta. Il primo, classe ’94, mai troppo rimpianto a Crotone nella stagione 2013/14, è stato punto di forza della Fiorentina per tre stagioni, paragonato per caratteristiche tecniche al grande Giancarlo Antognoni e poi ceduto alla Juventus per questioni di bilancio; il secondo, classe ’93, prodotto dello stesso vivaio juventino ma spedito per otto lunghi anni in squadre di mezza Italia a fare esperienze.
I due calciatori, nella serata europea che ha visto la Juventus recuperare due gol all’Atletico di Madrid, con una tripletta di Cristiano Ronaldo, hanno costituito la vera sorpresa per tutti coloro che amano il calcio e non si fanno condizionare dal tifo o dall’appartenenza ai vari colori sociali.
Credo, infatti, che Bernardeschi e Spinazzola siano stati gli autentici assi nella manica di Allegri perché hanno rivitalizzato le due fasce laterali del campo, indifferentemente a sinistra e a destra; sono stati autentici stantuffi propulsivi in avanti e soprattutto hanno fatto capire anche agli scettici che in Italia i giocatori di valore ci sono.
Un segnale e un messaggio per Roberto Mancini, allenatore della Nazionale maggiore che sicuramente non ha mancato di valutare, come è giusto che sia, la loro prestazione.
Calciatori indigeni crescono. Ma crescono nella misura in cui le squadre italiane danno loro fiducia. Non sono molte, per la verità, le squadre di serie A che abbondano di calciatori indigeni; anzi più di qualcuna è imbottita di calciatori comunitari ed extra. Un male per il calcio italiano. Un male anche per la Nazionale.