Abusi sessuali, Pastore accusato

Tra due giorni possibile pronuncia del gup di Napoli. resunte violenze su un allievo, il maestro di scherma rischia il processo

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Rischia il rinvio a giudizio per abusi sessuali, e tra due giorni potrebbe esserci la pronuncia del gup di Nola. Mimmo Pastore, stimato maestro di scherma, è accusato di violenze nei confronti di un allievo 13enne. Presunti atti di libidine consumati tra il settembre 2017 e quello dell’anno successivo, in un istituto paritario di Massa di Somma, nel Vesuviano. Un’inchiesta difficile, giunta ad uno snodo decisivo.
L’accusa colpisce un nome molto noto, nello sport salernitano, e non solo. Domenico Pastore ha formato generazioni di schermidori, alla scuola di famiglia nella Valle dell’Irno. Oggi deve affrontare contestazioni molto pesanti.
«Azioni rapide e insidiose, poste in essere anche nel corso delle lezioni individuali svolte con il minore» si legge nelle carte del pm Martina Salvati, coordinato dal procuratore aggiunto Stefania Castaldi della procura di Nola.
Ipotesi seguite da dettagli raccapriccianti, sulle modalità dei presunti abusi. Un film dell’orrore, tra le mura dell’istituto. Ma anche, secondo il pubblico ministero, durante un ritiro della scuola di scherma a Cascia, in Umbria, e una gita scolastica a Verona.
Pastore respinge con forza le accuse. Nell’udienza del 12 giugno, il giudice si è riservato una decisione, sulla richiesta di perizia della difesa, relativa alle dichiarazioni del minore, assistito dal legale Vincenzo Carrano.
Il gup deve pronunciarsi anche su alcune eccezioni, formulate dal difensore dell’imputato, riguardanti l’accesso al materiale indiziario del pm, alla chiusura delle indagini preliminari. La possibilità di ulteriori slittamenti, insomma, è teoricamente in piedi.
Resta in attesa la famiglia del ragazzino.
«Ci porteremo sempre dietro uno strazio ed un senso di impotenza – afferma la madre – Abbiamo cambiato città, lui ha dovuto lasciare la scuola privata di Massa di Somma e, naturalmente, la società sportiva dove praticava la scherma. Ora studia in una scuola pubblica, ed è seguito da uno psicoterapeuta. Voglio credere che il processo faccia finalmente giustizia».
Nella ricostruzione accusatoria, la drammatica vicenda emerge nel settembre 2018. Il ragazzo è tornato dal viaggio a Cascia.
La madre sostiene che tutto sarebbe «esploso in quel momento, ma in realtà le violenze erano cominciate prima, protraendosi per oltre un anno». Rientrato a casa, il 13enne manifesta un forte disagio, con punte di aggressività, anche verso i genitori. «Una rabbia incontenibile – racconta la donna – una cosa mai accaduta prima. Con noi era sempre stato tranquillo, i nostri rapporti sereni». A quel punto, in famiglia si convincono: è accaduto qualcosa di serio. Per farlo venire a galla, secondo la madre, occorre però uno specialista. «Un bravissimo psicoterapeuta della Asl riesce a venire a capo della faccenda. Non so come avremmo fatto senza di lui, di fronte alle crisi di mio figlio, le urla, l’angoscia che prendeva il sopravvento. Inveiva anche contro noi, mi ha detto ripetutamente che voleva togliersi la vita. Non riusciva a convivere con quel senso di vergogna. In alcuni frangenti si nascondeva perfino: sotto i divani, sotto i cuscini. E poi i pianti. Davvero, quello che ha subito non deve capitare a nessun altro, perdipiù in una scuola».
Un incubo su cui, adesso, i familiari chiedono di fare chiarezza.