Da un lato l’asse Lega-De Luca, dall’altro i 5 stelle. Sono due i tavoli del risiko, su cui si gioca un pezzo di futuro. Per il governo, ma anche per la Campania. C’è la partita chiave della sanità commissariata, dove il Carroccio è la “quinta colonna” deluchiana a Palazzo Chigi. E troviamo il nodo del regionalismo differenziato, a rischio cortocircuito, per la maggioranza gialloverde. Qui è il governatore campano a subire l’accusa di triangolare con Salvini, nella visione del centrodestra. Ma per Palazzo Santa Lucia c’è già una data segnata in rosso sul calendario: il 25 luglio. Alquanto evocativa, per chi mastica di complotti e pugnalate.

Il tavolo sul piano di rientro. Quel giorno è in programma il tavolo interministeriale di verifica trimestrale, per il piano di rientro della sanità campana. Giorni fa una delegazione di parlamentari e consiglieri regionali del M5S era dal premier Conte, per consegnare un dossier, integrato dallo scandalo camorra all’ospedale San Giovanni Bosco. E per chiedere di attuare la legge sull’incompatibilità fra i ruoli di presidente di Regione e commissario della sanità. Una norma dichiaratamente anti De Luca, il cui termine di attuazione scadeva a marzo. Ma De Luca è ancora commissario, è il governo risulta inadempiente. Un’impotenza dettata dal soccorso verde al governatore. La Lega fa muro, e c’è chi spinge per l’uscita della Campania dal commissariamento, il pozzo nero in cui galleggia da un decennio. A spalleggiare la Regione non è un leghista qualsiasi: Massimo Garavaglia, sottosegretario al Mef, delegato a notificare l’incompatibilità del presidente. Il Carroccio affianca De Luca quando sventola i conti in ordine. Resterebbe un ultimo step: decretare il raggiungimento della soglia di legge nei Lea, fissata a 160 punti. Il governatore-commissario rivendica di averla superata, e da settimane ringhia «stop al commissariamento o denuncio Conte». La riunione di giovedì può fornire conferme o smentite alle istanze della Regione, sotto lo sguardo benevolo della Lega. L’impegno del premier Conte è di compiere approfondimenti, anche alla luce del tavolo interministeriale. Ma fa leva pure su altro, il pressing grillino sul presidente del consiglio. Una delle armi è il Nuovo Sistema di Garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza, approvato a dicembre dalla conferenza Stato-Regioni, in vigore dal 2020. Secondo una simulazione del ministero della salute, la Campania sarebbe penalizzata dai criteri di prossima adozione. «Da penultimi passeremmo ultimi dietro la Calabria. – spiega il deputato ebolitano Cosimo Adelizzi, presente all’incontro di Palazzo Chigi – Il concetto è che comunque non sono stati centrati gli obiettivi del commissariamento, che non erano solo di rientro dal disavanzo economico, ma anche di costruzione di una rete ospedaliera che prevedesse una serie di cose. Paradossalmente se uscissimo dal commissariamento, ci ripiomberemmo nel giro di pochi mesi, e non avrebbe alcun senso». Ma non c’è solo la spina Lea. Dall’ultimo blitz anticamorra emergono infiltrazioni dei clan nella sanità. Infatti Adelizzi aggiunge: «Una delle cose più urgenti da fare è l’invio di una commissione d’accesso all’Asl Napoli 1 (dove insiste il San Giovanni Bosco, ndr), che ho chiesto in un’interpellanza al ministero dell’interno. Noi chiederemo un incontro ufficiale al prefetto di Napoli per discutere di questo».

Il nodo regionalismo differenziato. Più controverso è il secondo campo dove giocherebbe il tandem De Luca-Salvini: il regionalismo differenziato, la madre di tutte le battaglie leghiste. Il governatore stavolta è nel mirino di Forza Italia. «Sull’autonomia c’è la resa della Campania – attacca il capo dell’opposizione in consiglio regionale, Stefano Caldoro-. La giunta regionale che accetta la spesa storica, in riferimento alle risorse, condanna i cittadini. O c’è totale incompetenza o una trattativa fatta in danno dei campani». Caldoro tuona contro la delibera di accordo preliminare tra governo e Regione, e rileva una presunta contraddizione. Al capitolo risorse del testo, il primo comma esclude di calcolare fabbisogni e costi standard in base alla spesa storica. Cioè, secondo il criterio che cristallizzerebbe la sperequazione di fondi tra nord e sud, per come sinora stimata. Ma il comma successivo sembra smentire la linea, ripescando criteri di «legislazione vigente», qualora «non siano stati già definiti» i «livelli essenziali delle prestazioni ed i relativi fabbisogni e costi standard». Una deroga, però, ammissibile «non oltre il primo anno». «Ma noi lo sappiamo- sostiene Caldoro -, ciò che è provvisorio in Italia diventa definitivo». Il capo dell’opposizione invoca la cancellazione di «questa vergogna». Ed anche il capogruppo regionale di Fi, Armando Cesaro, denuncia il tradimento del fronte bipartisan. «Dopo aver chiesto, a dicembre 2018, una mobilitazione dell’intero Consiglio regionale – afferma – tutto mi sarei aspettato fuorché che De Luca accettasse questo tipo di autonomia, il cappio del criterio della spesa storica. Siamo difronte ad un vero e proprio schiaffo all’intera assemblea legislativa campana».