Alfredo Carlo Bongusto, in arte Fred Bongusto, apparteneva a quella categoria di artisti che somigliano a ciò che vivono sulla scena, artisti di cui si sente sempre più la mancanza.
Fred Bongusto era uno che, se vi capitava di incontrare a pranzo, davvero mangiava spaghetti, patatine e pollo in due, anche se l’insalata aveva preso il posto delle patatine, e il pollo non lo mangiava più.
Era perennemente a dieta, il maestro, come amava essere chiamato, per continuare a vestire, senza che il tempo pesasse, ulteriormente, sul corpo, i panni del crooner in maniera disinvolta, e aveva l’abitudine  di condividere gli spaghetti con la moglie Gaby Palazzolo, una delle Bluebell, che prima di diventare sua moglie aveva sposato John Barrymor Jr.
Un artista, che, anche con le sue scelte private, cercava di differenziarsi, pur restando un italiano, un italiano che, come avrebbe detto Andrea Barbato, arrivando in città, si era fatto signore nell’accezione borghese del termine.
Le rotonde sul mare, il primo passo verso la cementificazione delle spiagge negli anni ‘60, vennero, per sempre, “nobilitate” dalla sua celeberrima canzone, canzone che fece acquistare, proprio alle rotonde, una sorta di super potere, facendole diventare un luogo magico su cui era possibile innamorarsi all’istante, complici il mare, l’estate e la sua voce “doce doce” .
Era talmente forte la suggestione emotiva esercitata da questa canzone che l’amministrazione comunale di Senigallia, nel 2009, decise di aprire, alla celebrazione dei matrimoni di rito civile, proprio la rotonda sul mare, rotonda che ispirò la canzone, e che non era di cemento ma in legno e in stile Belle Époque.
“Doce doce” fu la prima canzone che compose per intero, e che riappare come filo conduttore nel film del 2013 “Cose nostre -Malavita” di Luc Besson con Robert De Niro e Michelle Pfeiffer.
La voce la affinò col tempo, grazie alla caparbietà che da Campobasso, e con una valigia di cartone, lo portarono a diventare un artista di successo, apprezzato non solo in Italia.
Era molto attento a ciò che voleva incidere, un caso su tutti  la canzone “Auguri”, di cui esistono tre arrangiamenti, caso unico nella discografia italiana, e che gli venne proposta e che lui bocciò al secondo arrangiamento per ragioni sue. La canzone continuò a girare, arrivò  a Los Angeles da Jimmy Husky, si giunse al terzo arrangiamento, venne mixata nello studio di Ennio Morricone e venne poi cantata da Peppino di Capri, anche se Bongusto l’aveva incisa un anno e mezzo prima.
Anche questo faceva parte del personaggio, del resto era rapidissimo nel decidere se incidere o non un brano, soprattutto perché Fred Bongusto ascoltava ogni cosa ragionando e osservando, e  proprio questa sua capacità di cantare ragionando, non a caso Frank Sinatra era il suo mito, lo ha reso immortale, ancora prima di morire.
Cospicuo anche il numero di colonne sonore al suo attivo per film come “Malizia” e “Peccato veniale” di Salvatore Samperi”, “Venga a prendere il caffè da noi” e “La Cicala” di Alberto Lattuada. Ci sono poi la sigla finale della sceneggiato televisivo “Joe Petrosino” di Daniele D’Anza, e  “Balliamo”, che venne inserita nel film “Fracchia la belva umana”, di Neri Parenti con Paolo Villaggio.
Era un uomo ironico e accanto alle canzoni da night, di cui era incontrastato mattatore, esistono anche canzoni come “Quando mi dici così”,  cantata con Minnie Minoprio, una canzone che mette in luce la sua vena più giocosa.
Fece di Sant’Angelo d’Ischia il suo buen retiro, anche se da qualche anno aveva venduto la villa nella quale abitava.
Ci arrivava in barca a Sant’Angelo, la sua, e a Napoli non dimenticava di passare con sua moglie, all’”Osteria di Antonio”, in via Crispi per un piatto di spaghetti con le vongole e un’insalatina.
I funerali saranno celebrati a Roma, lunedì 11 novembre, alle 15, nella Chiesa degli artisti, in Piazza del Popolo.