«Aeroporto, sicurezza ignorata»

De Rosa: «Uno studio di 25 anni fa spiegava i troppi rischi del sito di Pontecagnano» . Parla l’ex ufficiale Alitalia e top gun che dagli anni ‘90 denuncia l’affaire dello scalo

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L’eco di quelle denunce rimbalza da un quarto di secolo, in un silenzio assordante. «L’aeroporto di Pontecagnano così com’è non si poteva fare, e non lo dico io, ma uno studio commissionato dal consorzio dello scalo». A parlare non è un uno qualunque. Sergio De Rosa è un ex top gun, abituato come pochi a solcare l’aria. Classe 1939, primo ufficiale dell’Alitalia, 10mila ore di volo alle spalle. E in precedenza ufficiale superiore della Marina italiana, un diploma alla Us Navy, la scuola di volo della marina americana. Nel curriculum due lauree: in scienze marittime della navigazione e in fisica. De Rosa, in piena Guerra Fredda, decollava dalla base di Sigonella. E la sua esperienza, da 25 anni, si è tramutata in un tarlo: «A Pontecagnano l’aeroporto è solo uno spreco e un problema di sicurezza».
Ci racconti come inizia questa storia.
Fui interessato sulla faccenda a suo tempo da Civilavia, dal direttore dell’aeroporto di Napoli, dal sindacato Anpac. Ho verificato che non era stato fatto lo studio di agibilità ambientale. Ma non riguardo al rumore per cui alcuni cittadini sono recentemente ricorsi al Tar, per poi perdere al Consiglio di Stato. Ma per quanto riguarda le traiettorie di volo. Verificato questo, il consorzio a suo tempo – parliamo proprio di 25 anni fa – commissionò uno studio, spendendo 180 milioni di lire dell’epoca. Già il fatto che sono 40 anni che parlano di una struttura dove non si riesce a decollare, dovrebbe far pensare qualcosa a qualcuno con un minimo di intelligenza.
A chi fu commissionato lo studio?
Ad una ditta specializzata.
E cosa accadde?
Fecero questo studio e chiamarono il direttore dell’aeroporto di Napoli. Mi dissero di cercare di spiegare al consorzio questa cosa. Fui anche convocato al parlamento da tutti i deputati e senatori salernitani, insieme al direttore generale dell’aviazione civile dell’epoca, che confermò i miei dubbi in merito alla fattibilità della struttura aeroportuale del sito di Pontecagnano. Invitò deputati e senatori a spendere i soldi in modo più costruttivo.
Lei cosa fece in quel periodo?
Fatta questa cosa fui invitato a parlare, e accettai di tenere una conferenza al palazzo della Provincia, presente il presidente Alfonso Andria. E spiegai praticamente cosa diceva quello studio tecnico.
E cosa diceva lo studio?
Che dall’aeroporto di Pontecagnano non si può atterrare verso monte, non si può atterrare da monte verso mare, non si può decollare verso monte. Si può solo decollare verso mare. Naturalmente, intendo con i requisiti degli aerei commerciali di trasporto passeggeri. Io a Pontecagnano sono atterrato, ma con un aeroplanetto.
Quando lei spiegò queste cose alla Provincia, non successe nulla?
Si alzò qualcuno che capiva qualcosa, ed era in buona fede, e disse agli altri: “Ma voi avete capito cosa ha detto quello? Ci sono le montagne, non si può fare!”.
E invece?
Niente da fare, hanno continuato a buttare soldi per 23 anni. E a nessuno è venuto in testa di dire: ma si può fare o non si può fare?
Ma cosa la contraria di più in tutto ciò?
Guardi, tra l’altro non c’è nemmeno la copertura orografica del sito dell’aeroporto, 5 chilometri dal centro della pista. Già questo non si può fare. Perché prima si deve fare la fattibilità tecnica, poi secondo me la fattibilità commerciale. Dopo di che si cominciano a spendere soldi. Perché qui hanno cominciato a spendere soldi. Perché l’obiettivo è buttare cemento per terra. E non solo.
C’è altro?
Quando hanno fatto il piazzale di sosta aeromobili, è arrivato un mezzo dei pompieri, ed è sprofondato. Hanno chiamato una gru, ed è sprofondata anche la gru. È dovuta venire una gru speciale da Napoli per farli togliere. Nonostante tutto hanno collaudato, pagato. E non c’è mai arrivato nessun aeroplano.
Ma perché?
Perché quando arrivano i tecnici delle società aeree scappano. E mica sono matti.
Lei denunciò tutto questo già negli anni ’90.
Guardi, io non ho nessun interesse nella cosa, per me è un’opera civile. Ho fatto un mestiere per cui capisco qualche cosa. Ho un titolo di studio specifico. Ho cercato di spiegarlo, ma non c’è stato verso. Continuano dopo 23 anni a fare tutte queste storie: espropri, contro espropri. Giocano coi nostri soldi.
Secondo lei, ora che il contenzioso legale si è chiuso, e quindi ripartiranno i lavori di ampliamento dello scalo, i rischi per la sicurezza possono aumentare?
Questo non lo so. Se loro fanno una pista da dove sta adesso fino al mare, forse si allontanano dai Monti Picentini che stanno lì attorno, allora potrebbe anche essere una soluzione. Ma devono fare 8 chilometri di pista, non so io.
Per lei quale sarebbe la via d’uscita?
Ho proposto, con un po’ di buon senso, una soluzione alternativa. Perché sono convinto che Salerno, non da adesso, ma da 40 anni avrebbe dovuto avere un aeroporto che avrebbe dovuto lavorare in tandem con Grazzanise, non con Capodichino, che prima o poi ci scappa il morto. E fare quello che succede nei grandi paesi: un aeroporto strutturato per il turismo. E questo si può fare un poco più a sud, nella pianura più grande della Campania.
Dove precisamente?
Vicino alla spiaggia, quindi avendo il mare davanti, a Foce Sele. Lì c’è un terreno che, contrariamente a quanto detto dalla stampa dell’epoca, non è di mia proprietà, ma dell’Università Orientale di Napoli. Quindi è dello Stato.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)