In questa storia fatta di presunti clan gestiti da “zingari” che si tira dentro il nome di Franco Alfieri, si inserisce un nuovo capitolo: la monnezza. E può sembrare facile capire dove sia il male e dove il bene. Nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita su ordine della Procura antimafia è chiaro che i Marotta rappresentano il male, con le loro estorsioni, le loro minacce e furtarelli vari. La politica siede invece dalla parte della ragione: è l’attuale sindaco di Agropoli, Adamo Coppola, in rappresentanza dell’amministrazione comunale intera, la parte offesa e dunque la vittima del male. Mentre Franco Alfieri, a inchiesta scoppiata, si erge a difensore della legalità e grida al complotto ordito contro di lui da guardia di finanza e carabinieri.

A sinistra Fiore Marotta, a destra Franco Alfieri

Eppure mai nessuna denuncia è partita da Palazzo di Città, né con l’attuale sindaco Coppola né con l’ex Franco Alfieri. Perché? Per paura? Se è così, allora è chiaro che Fiore Marotta, a colloquio con il consigliere politico di Vincenzo De Luca, poteva permettersi già nel 2013 di rifiutare il posto da autista di camion della spazzatura. Eppure quel posto, per il quale Alfieri gli disse di poter “inciarmare”, Fiore lo ha ricoperto fino all’estate 2017, nonostante si assentasse spesso e volentieri. Il capitolo “monnezza”, raccontato agli inquirenti da chi invece non ha avuto paura di denunciare, sembra quasi l’epilogo di un eventuale futuro racconto investigativo. I fatti sono questi: fino al 2012 i lavoratori stagionali impiegati dalla società Yele spa (che gestisce la raccolta dei rifiuti in quasi tutto il Cilento, Agropoli compreso) erano reclutati da una cooperativa di Vallo della Lucania che si chiama “Al servizio della città”. Improvvisamente le cose cambiano, e nel rapporto con la Yele subentra la nuova cooperativa “Insieme”, costituita ad Agropoli e voluta fortemente, come racconta il testimone, dall’attuale sindaco Coppola (all’epoca assessore al Bilancio di Alfieri) e dal responsabile dell’ufficio Ragioneria (poi transitato all’Igiene urbana), Giuseppe Capozzolo, fratello dell’ex deputata dem Sabrina. Presidente della nuova cooperativa è la cognata di Capozzolo. Tutto si fa in casa ad Agropoli, perché l’intento è far lavorare la gente del posto. Marotta compresi, come Vito, lo zio Guerino e lo stesso Fiore. Tutto documento agli atti del pm. Con l’ingresso della nuova cooperativa, cambia anche la gestione dei lavoratori: non più impiegati solo d’estate, ma anche di inverno. “Senza che fossero stati richiesti – racconta la fonte – e senza che ce ne fosse stata la disponibilità, essendo un paese a vocazione turistica che, quindi, solo d’estate vedeva l’aumento esponenziale dei residenti”. Poi, l’anno successivo (siamo nel 2014, inverno) c’è un’altra anomalia. “Cominciano ad affluire – continua il testimone – personaggi ambigui e pregiudicati. Tra essi riconosco i Marotta”. Arriviamo così al 2015 e, dopo varie lamentele della presidente della cooperativa “Insieme” che non riesce a gestire i Marotta sul lavoro (però, sentita dai pm, la cognata di Capozzolo ridimensiona la situazione), subentra una terza cooperativa. Si chiama “Il Faro”, è di Agropoli ed è presieduta da chi, fino a quel momento, si era occupato dell’organizzazione di vari eventi ad Agropoli per conto dell’amministrazione Alfieri. Cambia il nome della cooperativa, ma non quello dei lavoratori. Perché i Marotta transitano dall’una all’altra e conservano sempre il posto di lavoro, nonostante le continue assenze e i litigi con i loro superiori. Tutto ciò è accaduto fino all’estate 2017: ad Agropoli è stato eletto il nuovo sindaco e i Marotta hanno dovuto lasciare davvero le case popolari.

(3- fine)