La Dda di Salerno indaga sugli eventuali legami tra Franco Alfieri e l’imprenditore Roberto Squecco, condannato in via definitiva per camorra. E inoltre, l’inchiesta punta i riflettori sui capitolo degli appalti e delle cooperative del comune di Agropoli. Sono gli input del pm Vincenzo Montemurro agli investigatori della Dia di Salerno, che lunedì hanno eseguito un decreto di perquisizione nelle case e negli uffici di Alfieri e dell’attuale sindaco Adamo Coppola. Dunque, gli accertamenti non si limitano ai rapporti con la famiglia Marotta, il presunto “clan degli zingari” di Agropoli. Un altro versante dell’inchiesta prende la strada di Capaccio Paestum, dove Alfieri è candidato sindaco. E dove Stefania Nobili (non indagata), la moglie di Squecco (non indagato) è candidata in una lista a sostegno dell’ex capo segreteria del governatore Vincenzo De Luca. Lui, “l’uomo delle fritture di pesce”, lancia un proclama: «Sono ancora in piedi, andiamo a vincere».

Alfieri-Squecco, il pm vuole vederci chiaro. Roberto Squecco è un imprenditore del settore onoranze funebri, condannato dalla Cassazione ad un anno e 10 mesi per tentata estorsione ed associazione a delinquere di stampo mafioso. Un verdetto rinviato in corte d’appello per rideterminare la forma di espiazione della pena. A marzo la corte d’appello gli ha dissequestrato 35 beni su 40 sequestrati tempo prima. Lui continua a dirsi estraneo alla camorra. La procura di Salerno, invece, lo ritiene vicino al clan Marandino. Proprio per questo, vuole fare chiarezza sulle relazioni con Alfieri. Lo spunto investigativo riporta alla candidatura di Stefania Nobili nella lista “Democrazia Capaccese con Franco Alfieri sindaco”. Nel decreto di perquisizione a carico del candidato sindaco, emerge l’esigenza di cercare documenti, per stabilire una «corrispondenza» con Squecco. I riscontri sono da trovare, dopo l’acquisizione delle carte.
Nel mirino appalti e cooperative del comune di Agropoli. L’atto della Dda fa riferimento anche ad altro. Ad esempio, si intendono rintracciare «documenti ed eventuale corrispondenza inerenti gli appalti concessi dal Comune di Agropoli alla Dervit spa» ed «alla Agropoli Mare Sport srl». La Dervit Spa, ditta di Roccadaspide, gestisce la pubblica illuminazione sul territorio comunale. Lo fa dopo essersi aggiudicata un bando da 20 milioni, al quale partecipava da sola. Quanto alla Agropoli Mare Sport, 8 anni fa la giunta comunale aveva approvato il progetto di un impianto sportivo, da realizzare in località Mattine. Gli amministratori delle due società non risultano indagati. Ma la Dia ha pure il mandato di individuare carte «ed eventuale corrispondenza inerente i servizi svolti da appartenenti alla famiglia Marotta a mezzo delle società cooperative del Comune di Agropoli». La procura vuole accertare, cioè, se Alfieri abbia procurato posti di lavoro al presunto clan.
Il proclama di Alfieri e il pressing per il ritiro. Le accuse ad Alfieri sono pesanti: scambio elettorale politico-mafioso, concussione, violenza privata e minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso. Lui, però, prova a reagire con un video. Un paio di minuti postati sui social, per lanciare messaggi ad amici nemici. A «chi mi conosce e ha sofferto forse più di me» e «agli sciacalli». E proclama: «Sono una persona perbene, la verità farà giustizia di tutto». Alfieri ammette che l’inchiesta è «un fendente sanguinante». Ma promette: «Uscirò anche da questa vicenda che viene da lontano. Una cosa uscita sui giornali nel 2014, 2015 e 2016». Secondo lui, la perquisizione «sarebbe stata normale in un periodo non elettorale. Ma a dieci giorni dalle elezioni ovviamente diventa molto difficile». Nonostante tutto, prova a galvanizzare i suoi elettori: «Io sono qua in piedi a continuare la campagna elettorale. E questa è la prova del mio carattere anche da sindaco. E che i problemi che vi ho promesso di risolvere, troveranno un Franco Alfieri che non si abbatte». Il finale ricorda l’epica di certe telecronache sportive: «Andiamo a vincere il 26 maggio!». Slogan su cui insiste il pressing degli avversari. «Di fronte ad accuse gravissime – afferma Valeria Ciarambino, consigliera regionale del M5S – ci chiediamo cosa aspetti non soltanto a ritirare la sua candidatura, ma anche a rassegnare le dimissioni da consigliere all’Agricoltura di De Luca. Una delega, quest’ultima, che gli conferisce la facoltà di gestire fondi milionari». E Ciarambino attacca anche il governatore: «Ci saremmo aspettati che fosse stato lo stesso De Luca a ritirare la delega, ma non ci sorprende che si erga a difensore di uno dei suoi uomini più fedeli».