Nuova agenda politica

Come forzare l'attuale blocco di potere prodotto da Vincenzo De Luca

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A Salerno tutti possono parlare e tutti possono farlo in maniera libera? È, questa, una domanda fondamentale da porsi in una città che negli ultimi 25 anni ha visto consolidarsi un blocco di potere politico ed economico che ha riprodotto sé stesso e i suoi membri attorno ad un’unica figura di riferimento, rappresentata da chi, in questo periodo, è stato quasi ininterrottamente sindaco della città. In un territorio caratterizzato da un’omogeneità del potere politico così prolungata nel tempo, si pone, necessariamente, il tema di quale possibilità hanno avuto di esprimersi le varie voci non concordi, quelle non in linea con questo potere. E questa domanda è ancora più essenziale in un contesto nel quale la vita economica e ampie parti dell’imprenditoria sono state fortemente influenzate dalla relazione con il centro di potere politico.
Chiedersi se tutti possono parlare e tutti possono farlo liberamente è necessario perché, di fronte ad un centro politico così stabile, è chiaro che ad essersi stabilizzata è stata anche la maniera di discutere, mentre si sono cristallizzati gli stessi temi attorno ai quali si discute. Il dibattito pubblico è tutto determinato, da lungo tempo, dall’agenda dettata dall’ex sindaco della città, per cui, ad esempio, si discute della durata delle opere pubbliche, della qualità estetica di Luci d’artista, della sicurezza o meno legata alla presenza dei lavoratori e delle lavoratrici ambulanti, dei destini della famiglia dell’ex sindaco stesso. Altri temi, come quelli della disoccupazione, della disoccupazione giovanile, della forte precarietà occupazionale, dell’emigrazione non solo giovanile, del costo delle abitazioni, delle prospettive economiche e di investimento alternative a quelle dell’edilizia, del forte invecchiamento della popolazione locale e della perdita costante di abitanti negli ultimi 25 anni, sono, invece, praticamente assenti o costituiscono un leggero rumore di sottofondo, un fastidio, più che altro.
Ciò che si pone, dunque, è proprio il tema dell’agenda della discussione pubblica, che, da decenni, ormai, è subordinata alle esigenze di consenso dell’ex sindaco della città. Certo, in alcuni momenti qualche alternativa c’è stata, in alcuni momenti la stampa locale, anche per la spinta di mobilitazioni sociali, ha cercato di introdurre nella discussione pubblica altri temi e logiche di pensiero, ma si è trattato sempre di momenti e mai di una strategia e di una prospettiva consolidata e duratura nel tempo.
In questo senso, alla domanda iniziale se a Salerno tutti possono parlare, la risposta è sì, tutti possono parlare, l’importante è che parlino di temi già decisi e da altri. L’autonomia dell’inchiesta giornalistica, dei temi sociali, politici, culturali, economici da affrontare e, quindi, l’autonomia complessiva del mondo del giornalismo e, più in generale, del mondo che produce notizie, analisi, idee, opinioni, è stata fortemente ridotta nel tempo.
Non è la libertà di parola in quanto tale ad essere in questione, dunque. Ciò che è in questione, invece, è la possibilità di proporre un’agenda della discussione politica alternativa a quella del blocco di potere consolidato in città. Ed è in questo senso che la città di Salerno sta vivendo un forte abbassamento del livello della comunicazione e del dibattito pubblico rispetto a quelle che sono le sue potenzialità e anche necessità. Da questo punto vista, il rilancio di un’iniziativa che guardi in autonomia alle necessità della città e dell’area urbana più ampia si presenta necessario. Per questo va sottolineato che c’è ancora chi questo tentativo cerca di produrlo e di metterlo in pratica concretamente, dimostrando che l’autonomia è non solo necessaria ma anche possibile, anche nella città di Salerno.