Ambulante colpito a Napoli. Basta razzismo

Occorre liberare il dibattito pubblico dall’ostilità contro gli stranieri. Liberare le migrazioni, e quindi la nostra vita politica, sociale e privata, delle parole di Stato del razzismo e della discriminazione

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Un lavoratore ambulante del Bangladesh è stato aggredito a sassate a Napoli nella notte tra domenica e lunedì. È grave. Con lui un connazionale, che ha riportato ferite più lievi. La violenza è stata fatta da un gruppo di dieci ragazzi giovani, in parte minorenni, al centro della città, in via Orsini.
Sassate. Il lavoratore ambulante, un uomo adulto, è stato colpito più volte con delle pietre, anche di grandi dimensioni. Ora è ricoverato al Cardarelli. Dovrà essere ricostruita la sua faccia a causa dei danni subiti.
L’aggressione, dalle notizie finora note, sarebbe avvenuta a seguito del tentativo di difesa della merce da parte dei due ambulanti di fronte al gruppo che voleva prendere senza pagare. E, così, c’è stata l’immediata rappresaglia. Dieci contro uno. Secondo modalità di tipo squadristico. Evidentemente, nella convinzione che si potesse fare. Che quello aggredito non era un lavoratore ma, semplicemente, un immigrato che vende cose. Una cosa tra cose. Una cosa a cui potere rompere la faccia. Come si usa dire: “ti rompo la faccia”. Come se fosse un atto di onore. Un’azione degna.
Non è il caso di giungere a conclusioni frettolose. O aggiungere parole di odio o livore a quelle che ormai da anni ammorbano la nostra vita quotidiana. È il caso, invece, di sperare che per l’uomo aggredito la vita possa riprendere il prima possibile e di organizzarsi affinché questi atti non si verifichino più.
Affinché ciò accada è necessario liberare il dibattito pubblico dall’ostilità contro gli stranieri. Liberare le migrazioni, e quindi la nostra vita politica, sociale e privata, delle parole di Stato del razzismo e della discriminazione. E cominciare a costruire condizioni di rispetto reciproco. Respingendo la violenza razzista. Sempre.