Anche per l’Islam Gesù è presso Dio

Nonostante la violenza e l'ignoranza che a volte hanno rovinato la relazione tra cristiani e musulmani, entrambe le tradizioni hanno condiviso per secoli l'amore per il Profeta di Galilea, ed oggi entrambi dovrebbero dimostrare questo amore seguendo Cristo

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Gesù, conosciuto come Isa in arabo, è nominato per nome 25 volte nel Corano. Il Libro Sacro dell’Islam si riferisce a lui come “spirito” e “parola” di Dio, e credere in Gesù è un pilastro fondamentale della fede di ogni musulmano. Per l’Islam Gesù non è morto né è stato crocifisso; è invece asceso al cielo, innalzato presso Dio prima della sua morte, come presagio dell’ora del Giudizio finale in cui ritornerà. È nato da una vergine, ma non è il figlio di Dio. Non ha riscattato i peccati dell’umanità ma guarì i malati, diede la vista ai ciechi e resuscitò i morti. Parlava frasi complete già da neonato nella culla, annunciando a sua madre, Maria, che Dio gli aveva concesso le Scritture e fatto di lui un profeta. Gesù è il Messia ed ogni musulmano, ad ogni enunciazione del suo nome fa seguire la benedizione “su di Lui la pace”.

Gesù, conosciuto come Isa in arabo, è nominato per nome 25 volte nel Corano

Questo è il Gesù del Corano: novantatre dei suoi versetti si riferiscono a lui e il racconto della sua vita si armonizza con i Vangeli in tanti particolari, più di quanto realizzino molti musulmani. Altrettanti cristiani potrebbero trovarlo piuttosto sbalorditivo, ma l’Islam riverisce sia Gesù che sua madre Maria, considerata dai musulmani come la più elevata tra le donne, l’unica donna ad essere menzionata per nome nel Corano, nel quale un intero capitolo porta il suo nome: Maryam Crocifissione e resurrezione, restano quindi un punto di distanza tra le due religioni, ma i racconti che descrivono la sua vita, la sofferenze e le persecuzioni, ci parlano fortemente di come sia rimasto costante e altruista e come abbia sempre difeso e ribadito valori di amore, verità e giustizia. Il racconto della sua vita mostra quanto Gesù abbia incarnato l’umiltà, l’altruismo, la pazienza e la compassione. Tradizioni che oggi più che mai devono essere ricordate sia dai musulmani che dai cristiani: la regola d’oro, di trattare gli altri come vorresti essere trattato tu, è al centro di ogni moralità. Ci impone di mettere da parte i nostri interessi personali e di provare empatia per gli altri mettendosi nei loro panni. Questo ci spinge ad analizzare criticamente i nostri presupposti e pregiudizi e avere l’umiltà di cambiare idea se necessario. Tutti i profeti biblici, incluso Muhammad, articolavano una simile visione di pace attraverso la giustizia e l’altruismo, e tutti erano pilastri di queste qualità. Non possiamo essere perfetti, ma possiamo provare ad emularli. Figure iconiche come Nelson Mandela, Muhammad Alì, Ghandi, non erano profeti o divinamente ispirati, ma scelsero un percorso profetico, aderendo a un modo di vivere astemio e una ricerca implacabile di equità per tutti. Hanno fornito un senso di coscienza ai credenti e agli atei e hanno reso il nostro mondo un posto migliore. Nonostante la violenza e l’ignoranza che a volte hanno rovinato la relazione tra cristiani e musulmani, entrambe le tradizioni hanno condiviso per secoli l’amore per il Profeta di Galilea, ed oggi entrambi dovrebbero dimostrare questo amore seguendo Gesù. Ciò significa amare gli altri, non solo con le nostre parole, ma altruisticamente, con la determinazione di opporsi all’ingiustizia e di stare accanto ai dimenticati e agli abusati, perché Gesù, Isa, è perennemente dalla loro parte.