Anche per l’Islam Gesù fu assunto in cielo

Il Natale come Incarnazione resta un punto di distanza ma nel Corano si trovano elementi della tradizione ebraico-cristiana che potrebbero favorire un dialogo

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“La figura di Gesù Cristo nell’Islam è l’unico esempio di una religione mondiale, l’Islam, che contempla teologicamente la figura centrale di un’altra, riconoscendo questa figura fondamentale e costitutiva della propria identità.” Così scriveva Tarif Khalidi nel Un musulman nommé Jésus.
Una figura, quella di Isà ibn Maryam – Gesù figlio di Maria – assolutamente fondamentale in ambito islamico. Certo, nella sua prospettiva di un monoteismo monolitico e assoluto, l’Islam non può che rifiutare l’assunto cristiano che vede in Gesù “il figlio di Dio” e la manifestazione di Dio stesso: questo non toglie però che, anche in ambito musulmano, la figura di Gesù goda di un ruolo per certi versi sorprendente.

Gesù figura centrale anche per gli islamici

Fra tutte le figure profetiche venerate dall’Islam, infatti, quella di Gesù può vantare delle caratteristiche che la rendono davvero unica, dei veri e propri “privilegi” la cui solidità teologica affonda le radici nello stesso Corano e negli hadith più antichi e venerati. Tra queste caratteristiche uniche, le più importanti sono sicuramente: la sua nascita verginale da Maria, affermata senza esitazione dal Corano; l’essere definito, sempre dal Corano, «Sua – di Dio – parola, che Egli pose in Maria, uno spirito proveniente da Lui»; la sua capacità di fare miracoli, pur se «col permesso di Dio»; il privilegio, unico fra tutti i discendenti di Adamo e condiviso solo con la madre Maria, di non essere stato «toccato da Satana» al momento della nascita.
Sul piano esteriore, Gesù si presenta come un profeta, così come gli altri; su quello interiore egli appare come modello di uomo perfetto, di manifestazione dello Spirito. Un’altra prerogativa di Gesù, secondo il Testo Sacro dei musulmani, è quella di essere stato “assunto in cielo” per volontà di Dio con il suo stesso corpo; questo privilegio, d’altronde, si collega direttamente all’idea, propria alla tradizione islamica, che Gesù non sia mai veramente morto ma sia stato salvato in estremis da Dio e condotto in cielo da dove, alla fine dei tempi, sarà destinato a far ritorno: «non lo uccisero né lo crocefissero, ma così parve a loro».
Il Natale inteso come natività e incarnazione del figlio di Dio, resterà un punto di distanza tra le due religioni, ma questo non toglie che all’interno del Corano si trovino molti elementi della tradizione ebraico-cristiana che potrebbero dare molto più seguito ad un dialogo piuttosto che ad una contrapposizione tra musulmani e cristiani. Accettare questo e provare a costruire un ponte verso l’altro diverso da sé, anche a livello religioso, può essere un rinnovato impegno e sfida che lo stesso Natale lancia anche oggi.