Anomalia Campania, sugli impresentabili destra e sinistra si scambiano i ruoli

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Strano posto, la Campania. Stranissimo. Da dieci anni, nella contesa per la Regione, il centrosinistra punta su una delle più azzimate, grifagne, arrabbiate espressioni della destra securitaria e populista, con non dissimulate venature xenofobe, mentre il centrodestra continua a affidarsi a un uomo di sinistra. Chiunque voglia leggere le prossime elezioni per il vertice di Santa Lucia utilizzando le categorie con cui è stata finora interpretata la politica non si raccapezzerebbe molto di fronte alle tante anomalie che punteggiano la competizione anche stavolta. In queste ore se ne presenta una destinata a stravolgere vieppiù l’orizzonte di senso dentro il quale si è sviluppata la narrazione degli ultimi 25-30 anni, perché opera un ribaltamento completo, sulla base del paradigma eticista che ha preso il posto della politica da Mani Pulite in poi, delle posizioni in materia di questione morale. Al vero e proprio processo a cui la Lega e un pezzo di Forza Italia stanno sottoponendo Caldoro, con tanto di ingiunzione ultimativa a escludere gli “impresentabili” dalle liste, corrisponde nel campo avverso il silenzio – nemmeno tanto imbarazzato – del Pd e dei suoi alleati sull’operazione monstre (18 liste) cui lo “stracandidato” uscente ha da qualche mese delegato Nello Mastursi. Uno, cioè, che ha patteggiato 18 mesi di reclusione (pena sospesa) per “induzione indebita a promettere” (la vecchia concussione) nell’ambito di un processo che vedeva coinvolto anche un giudice. Né Zingaretti, né i vertici di Mdp-Articolo 1, tantomeno Renzi, e nemmeno i cosiddetti “coraggiosi” della sinistra saliti pure loro sull’Arca di Noè raccolti intorno alla figura del neosenatore del collegio del Vomero, l’ultralegalitario Sandro Ruotolo, hanno trovato alcunché da ridire sul fatto che la selezione delle candidature per il consiglio regionale sia gestita da un signore che, tanto per dirne una, ai sensi della (discutibilissima) legge Severino sarebbe in questo momento tecnicamente “ineleggibile”. Ma le stranezze non finiscono qui. Ce n’è una, anzi, che assume i caratteri dell’esemplarità, giacché mette a nudo le contraddizioni che attraversano trasversalmente i due campi, centrodestra e centrosinistra. Il fuoco di sbarramento che Matteo Salvini per la Lega e Mara Carfagna per Forza Italia hanno aperto contro Stefano Caldoro riguarda in modo particolare un nome. Quello di Armando Cesaro, figlio di “Giggino”, e consigliere regionale uscente. Se ne chiede l’esclusione dalla lista, anche alla luce delle ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sua famiglia: tre zii arrestati, il padre in attesa del verdetto della Giunta per le immunità e dell’aula di Palazzo Madama. Il ragazzo (come d’altronde il genitore) ha ancora la fedina penale immacolata, non avendo finora riportato condanne, nemmeno in primo grado. Ha solo un processo in corso, davanti al Tribunale di Napoli Nord. Rinviato a giudizio per voto di scambio. Indovinate in concorso con chi? Con la dottoressa Flora Beneduce vedova di Armando De Rosa (proprio lui: il sottopanza di Francesco Patriarca assurto agli onori delle cronache giudiziarie durante Tangentopoli per la famosa frase attribuita Antonio Gava, “Arma’, cheste so’ pampuglie”, riferita a una presunta tangente di 300 milioni di lire), primario diabetologo nonché consigliera regionale uscente di Forza Italia, membro dell’Ufficio di presidenza dell’assise del Centro Direzionale. Incarico che si è guardata bene dal lasciare quando un paio di settimane fa ha annunciato, giuliva, il suo passaggio con il centrosinistra. “Folgorata” dall’efficientismo strombazzato a mezzo social dal “salvatore della Campania”, l’uomo che da solo ha sconfitto il Covid non facendo funzionare la più scassata e clientelare Sanità d’Europa, come ha tentato di far credere al mondo intero, ma rinchiudendoci per sessanta giorni agli arresti domiciliari in un crescendo impressionante (e incostituzionale) di ordinanze draconiane. Davanti alla dottoressa Beneduce, erede di un pacchetto di voti che ha resistito a tutte le “transizioni”, dolorose e no, della storia repubblicana, ovviamente Mastursi ha srotolato un tappeto rosso: correrà con una delle “civiche” che sosterranno il tentativo dello stracandidato di succedere a se stesso. Ci sarà tempo per pensare al Casellario giudiziale, che oggi trova in Salvini e la Carfagna due inflessibili sacerdoti avendo, almeno in Campania, il centrodestra ereditato quel giustizialismo che, per più di un quarto di secolo, ha rappresentato una delle cifre salienti della cultura politica del campo avverso. Vista da sinistra, questa vicenda testimonia la perdurante (e angosciante) inconsistenza culturale del progetto Pd, l’assoluta mancanza di una visione, coniugata all’ossessione per e del potere: dopo essersi fatto scippare per anni dalla destra la cultura delle garanzie ora, mutatis mutandis, si fa strappare anche la battaglia per la legalità.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)