A Caselle in Pittari un abitato del IV secolo a.C.

Gli scavi, ultimati nel mese di luglio, da una equipe dell'Università di Salerno, hanno portato alla luce cinque abitazioni di grandi dimensioni. L’insediamento si estende su un ampio pianoro, delimitato da due corsi d’acqua.

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L'area archeologica di Caselle in Pittari

A Caselle in Pittari riemerge un abitato del IV secolo a.C.. Con gli scavi ultimati nel mese di luglio, sono state messe in evidenza cinque abitazioni di grandi dimensioni, ampie tra i 400 e i 700 mq e una piccola struttura. Gli edifici sono inseriti in un tessuto viario regolare costituito da almeno due grandi arterie stradali nord/sud intersecate perpendicolarmente da assi viari più piccoli. Le case, in ottimo stato di conservazione, sono organizzate intorno a un cortile scoperto su cui si aprono ambienti di forma e dimensioni variabili. Pare che il sito fosse sorto intorno al IV secolo a.C. per essere poi abbandonato verso la fine del secolo successivo, probabilmente in relazione al nuovo assetto territoriale della valle del Bussento in età romana e alla fondazione sulla costa della colonia di Buxentum.  L’insediamento si estende su un ampio pianoro, delimitato da due corsi d’acqua.
La campagna di scavo è stata condotta da un’equipe dell’Università di Salerno, coordinata da Antonia Serritella.
Le indagini, in regime di concessione del MIBAC, si sono svolte in sinergia con i funzionari Anna Di Santo e Maria Tommasa Granese della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule.
Allo scavo hanno partecipato con forte entusiasmo gli studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, della Magistrale in Archeologia e Culture Antiche e del Triennio in Beni Culturali  dell’Università degli Sudi di Salerno. Un grande sostegno alla Missione Archeologica è stato offerto dall’Amministrazione Comunale, rappresentata dal sindaco Giampiero Nuzzo, e dall’intera comunità locale.
Le ricerche archeologiche, supportate da indagini geofisiche effettuate da Enzo Lapenna e Enzo Rizzo del CNR di Tito Scalo (PZ), hanno avuto l’obiettivo di approfondire le conoscenze dell’insediamento antico, attraverso l’acquisizione di dati utili alla ricostruzione dell’impianto generale dell’abitato e dello sviluppo planimetrico delle abitazioni.
“Il dato più significativo è l’alto numero di frammenti ceramici che recano iscrizioni relative a numerali e antroponimi resi in greco e osco, lingua dei Lucani – ha detto Antonia Serritella, direttore della missione – Tale dato, oltre a informarci sulla diffusa alfabetizzazione degli abitanti di questo centro antico, ci restituisce l’immagine di una comunità mista”.