Architettura delle scelte e anacronistici bagni separati

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Vladimir Luxuria, ancora viva l'eco della sua polemica con Elisabetta Gardini

Vado in bagno, puntualmente c’è fila a quello delle donne. Sgattaiolo in quello degli uomini sperando di non imbattermi negli orinatoi. Slalom tra gli sguardi sgomenti. Chiudo la porta e finalmente sono dentro. Quattro pareti, un water e, quando si è fortunati, carta igienica. Sono sola, maschio o femmina, lì dentro sono solo un utente, il bagno è occupato. Tra le solite destrezze acrobatiche inizio a pensare che oltre a condannare gli uomini alle interminabili file dei bagni femminili non vedo alcun motivo per cui tenerli separati. Di tempo ne è passato da Vespasiano, le tasse sulle deiezioni sono scomparse insieme gli orinatoi femminili, che pure esistevano, la sfera della dimensione pubblica si è ridimensionata, si va in bagno da soli, anche soluzioni creative sono state adottate. Doug Kempel, ingegnere e imprenditore statunitense, ha dimostrato che mettendo una finta mosca negli orinatoi dell’aeroporto di Amsterdam si riducono le fuoriuscite di urina dell’80%. Oltre che un simpatico divertissement, una volta centrato il bersaglio, il vantaggio consiste in toilette più pulite e più sicure. Minori pulizie ad esempio vuol dire minor uso di detergenti, minor impiego di dipendenti e via di seguito. Queste mosche, che sono ormai un po’ ovunque nel mondo, cosa ci dimostrano? Che è possibile influenzare il comportamento del singolo con piccoli accorgimenti che coinvolgono il nostro sistema impulsivo. Una “spinta gentile” verso pratiche di buona cittadinanza.

Vladimir Luxoria al centro di una polemica per l’utilizzo dei bagni del Parlamento

Ragionando per estensione credo che il tema dell’unificazione delle toilette non sia soltanto un argomento di conversazione tra intellettualoidi non conformisti ma piuttosto un primo passo concreto verso la tanto discussa gender equality. Nelle nostre azioni di routine quante volte ci chiediamo il motivo o l’origine delle nostre azioni? Ci chiediamo perché usare la toilette degli uomini è una trasgressione e non soltanto una soluzione pratica che ci fa recuperare tempo se siamo di fretta? Se ovunque, non ci fosse nulla da scegliere in maniera inconscia, giorno dopo giorno, sedimenterà in noi l’impossibilità o meglio l’inutilità di cristallizzare gli individui nella propria identità di genere. Il tema dell’unificazione dei servizi igienici è stato già affrontato sia dai media, celebre l’incontro nei bagni del parlamento tra la Gardini e la Luxuria, sia dalle istituzioni, alcuni stati americani hanno ad esempio precise regole circa l’utilizzo dei bagni in relazione al sesso dell’utilizzatore. A Ospedaletto d’Alpinolo che ogni 2 febbraio, in occasione della Candelora, raccoglie la comunità LGBT per la celebrazione della loro protettrice Madonna di Montevergine, è stato inaugurato nel 2017 un terzo bagno che potremmo definire neutro, no gender. Annunciato dal Sindaco Antonio Saggese come un segnale di progresso, lo interpreterei piuttosto come un cattivo investimento. Sarebbe bastato sostituire le indicazioni con una breve spiegazione sul nuovo “promiscuo” utilizzo dei servizi.
Quando incassò i primi proventi della sua tassa sulle deiezioni Vespasiano pronunciò la celebre frase “Pecunia non olet” allo scettico figlio Tito. Il denaro non puzza, dimostrando la grandezza della sua idea. Ma si sa, da sempre le decisioni più rivoluzionarie sono impopolari. Spero di ritrovarci presto tutti insieme all’ennesima interminabile fila.

Letture
Richard H. Thaler, Cass R. Sunstein “La Spinta Gentile” edito da Feltrinelli in cui il Premio Nobel per l’Economia 2017 affronta il tema della spinta gentile

Film
Laurence Anyways diretto da Xavier Dolan in cui si affronta in maniera assolutamente insolita la tematica della fluidità di genere.