C’è ora una traccia parlamentare che lascia ben sperare nella nascita di un grande parco nazionale del Mediterraneo, “allo scopo di creare virtuose sinergie nella valorizzazione delle risorse e ulteriori opportunità per le filiere produttive, similmente a quanto avvenuto con l’istituzione delle zone economiche speciali (Zes)”. La proposta, formulata dalle colonne del Quotidiano del Sud il 29 aprile scorso da Gaetano Fierro, già sindaco di Potenza dal 1980 al 1995 (è il primo cittadino che legò il suo nome alla ricostruzione post-terremoto) e vice governatore della Regione nel 2005, è stata riformulata dal parlamentare Alessandro Fusacchia (+Europa) in una interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Ambiente.

Il Parco del Cilento: 80 Comuni, che per estensione rappresentano il 60 per cento circa della provincia di Salerno

La proposta nasce dall’esigenza di una gestione integrata dei tre parchi nazionali contigui del Pollino, del Cilento, della Val d’Agri e del parco regionale del Vulture che, insieme, con i loro 299mila ettari di estensione, rappresentano l’area protetta più vasta e attrattiva d’Europa. Tale atteso esito istituzionale, auspicato dal parlamentare, si inquadrerebbe nella logica della legge quadro del 1991, che riprogrammò il territorio nazionale in un sistema in grado di esaltare le diversità di ambienti e paesaggi, associazioni vegetali o forestali, singolarità geologiche, formazioni paleontologiche, equilibri idraulici e idrogeologici.
Mentre si attende la risposta del ministro, continua sul territorio il lavoro febbrile per proporre e approvare un accordo di programma tra le Regioni (Basilicata, Calabria e Campania) in applicazione della legge 394 del 6 dicembre 1991, con il coinvolgimento del ministero dell’Ambiente e la partecipazione attiva delle associazioni ambientalistiche, agricole e delle comunità locali. «Uno strumento che ci consentirebbe di valorizzare gli atti pregressi di questi enti, già molto attivi – commenta Gaetano Fierro – nella definizione e nella gestione delle aree naturali protette». Il Parco del Pollino – il più grande d’Italia con i suoi 192.565 ettari ricadenti per il 53% in Calabria (103.915 ha) e per il 47% in Basilicata (88.650 ha) – nacque proprio da un accordo di programma tra queste due Regioni. «Si tratta di esiti istituzionali già sperimentati nel tempo ma che vanno incrementati per il raggiungimento di un fine che cambierebbe la storia di tre regioni con esiti pratici e nuovi percorsi culturali da far calcare alle giovani generazioni», commenta l’instancabile ex sindaco di Potenza, che evidenzia l’importanza dell’iniziativa del parlamentare Fusacchia, “sensibile ad una tematica meridionale pur non essendo eletto nel Sud”.

Paesaggi di incomparabile bellezza nel Parco del Vulture costituito pochi anni fa

Il “Pollino” confina con il Parco dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e fa da cerniera con il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Quest’ultimo raggruppa 80 comuni ed è il secondo in Italia per estensione, con i suoi 181.048 ettari (praticamente il 62% dell’intera provincia di Salerno). Le aree protette della Basilicata – dove, da due anni, è stato istituito anche il Parco del Vulture (di ben 57.496 ettari) – si espandono in contiguità geografica e naturale con quelle antropologicamente simili delle regioni limitrofe (Calabria e Campania). Una sorta di unicum da valorizzare, una maglia ambientale omogenea da impiegare per la conservazione delle diversità biologiche, il cui valore travalica quello non trascurabile delle cifre e delle estensioni.
Sarebbe un obiettivo in linea con i principi della Rete Natura 2000 (in attuazione della Direttiva Habitat 92/43 della CEE). Oltre alla tutela e alla valorizzazione delle risorse naturali, si attiverebbero, infatti, i dispositivi per la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, al quale da decenni lavora Fierro; modello basato sull’uso responsabile e condiviso delle risorse finite (acqua, energia, suolo) e sul riciclo dei rifiuti. Ne deriverebbe un incentivo alle attività economiche compatibili, dall’agricoltura al turismo, valorizzando la cultura, le tradizioni delle tipicità locali e un nuovo stile partecipativo che scaturirebbe dal competitivo nuovo modello gestionale. La nascita di un polo attrattivo così vasto nel sistema geo-morfologico euro-mediterraneo imporrebbe, inoltre, un naturale cambio di marcia a Province, Comunità montane e altre articolazioni locali, che dovranno giocoforza riprogrammare le loro gestioni “chiuse” in un’ottica inter-regionale, offrendo un futuro ad aree fino ad oggi considerate isolate e marginali.

(“il Quotidiano del Sud-l’ALTRAVOCE dell’Italia/SalernoSera)