Asl Salerno, 700mila euro per 11 medici pensionati

Spesa record per gli specialisti in quiescenza hanno risposto all’avviso pubblico

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L'Asl di Salerno, comparto ad alto rischio corruzione

Poco meno di 600mila euro per sei mesi di lavoro. Tanto costeranno i medici specialisti che hanno risposto all’avviso di interesse pubblicato dall’Asl Salerno e con il quale si chiedeva a coloro che erano andati in pensione la disponibilità a rientrare in servizio. Alla manifestazione di interesse, scaduta nella serata di martedì, hanno risposto in quindici. Solo undici, però, le domande accettate in quanto inerenti le discipline richieste nell’avviso. Per questi undici specialisti è stato imputato un costo di 570mila e 240 euro.
È tutto messo nero su bianco nella delibera numero 318 con la quale si dà il via libera per la stipula dei contratti. Nella stessa delibera sono, naturalmente, presenti anche i nomi degli ammessi. Si tratta di: Raffaele Albano (Malattie infettive), Giuseppe Bamonte (Malattie infettive), Pasqualino Capano (Pneumologia), Vittorio De Sio (Pneumologia), Antonio Martorelli (Radiodiagnostica), Giovanni Matera (Malattie infettive), Antonio Musacchio (Anestesia e Rianimazione), Gaetano Pacente (Anestesia e Rianimazione), Salvatore Pauciulo (Accettazione e Medicina d’urgenza), Mario Polverino (Pneumologia), Francesco Sparano (Anestesia e Rianimazione).
Ancora non sono noti gli esiti degli altri due avvisi pubblicati per operatori socio sanitari e per medici specialistici.
Mentre si prendono tali provvedimenti, che stanno già creando non pochi malumori per gli alti costi che comportano, la gestione dell’emergenza Covid 19 continua a fare acqua da tutte le parti. All’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona ancora non sono terminati i lavori per organizzare una sala dedicata a questa tipologia di pazienti. In questo momento, quindi, molti casi positivi si trovano in altri reparti in attesa di un eventuale trasferimento. Per questo motivo alcuni medici starebbero pensando di andare a denunciare tutto in Procura in quanto ci sarebbe un altissimo rischio di contagio tra pazienti e tra lo stesso personale sanitario. La preoccupazione è altissima e c’è chi pensa di correre ai ripari prima che la situazione possa sfuggire da ogni tipo di controllo.
Sicuramente una prima soluzione potrebbe essere quella di sottoporre a tamponi quante più persone possibili ad iniziare proprio dal personale sanitario che, essendo non adeguatamente protetto, può più facilmente ammalarsi. Una richiesta che è arrivata da tantissime persone tra associazioni, sindacati e politici. Tra questi anche Sinistra Italiana. «Occorre – si legge in una nota stampa – intercettare il più ampio numero possibile di contagiati fin dai primi sintomi. Per questo il solo contenimento sociale per quanto stringente non è sufficiente. Va prioritariamente rafforzata la disponibilità di posti in terapia intensiva e subintensiva per essere pronti a ogni evenienza e assicurare a chiunque ne abbia bisogno le cure necessarie.
Insieme però crediamo che sia necessario intercettare il prima possibile le persone contagiate. Come gli esperti spiegano, e l’esperienza concreta del Veneto sta dimostrando, solo con una larga capacità di procedere all’esame del tampone si possono individuare i contagi dai primi sintomi, isolare i vettori e rintracciare tutti i loro contatti. Bisogna necessariamente ampliare la capacità dei laboratori. Se serve, coinvolgendo le strutture private. Solo così si velocizza sia il percorso terapeutico che la messa in sicurezza delle famiglie. Non è ammissibile che nella nostra regione si debba aspettare l’esito del tampone abbandonati a sè stessi per giorni».

(Tratto dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città del 26 marzo)