Autonomia, al Nord pigliatutto l’assist di Regione e Comune di Salerno

Il dibattito ospitato nella sede di SalernoSera, moderato da Andrea Manzi, con gli interventi di Massimo Villone, Salvatore Raimondi, Dina Balsamo e Gianpaolo Lambiase

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Aumentare la spesa pubblica al sud, penalizzato rispetto al nord, nei trasferimenti statali. Ma togliere alibi al paradigma del meridione sprecone e assistenzialista, contrastando le gestioni inefficienti dei pubblici servizi. Sono le due istanze convergenti, emerse all’incontro, ospitato nella sede di SalernoSera, dal titolo: “Autonomia differenziata: quali conseguenze per Scuola, Sanità ed Enti locali del Mezzogiorno?”. Nel dibattito moderato da Andrea Manzi, direttore di SalernoSera e condirettore del Quotidiano del Sud-L’altra voce della città (in edicola a Salerno dal 14 gennaio), vengono chiamate in causa anche le politiche della Regione e del comune di Salerno.
«Quest’anno al Ruggi d’Aragona – accusa Salvatore Raimondi del Tribunale dei Diritti del Malato di Salerno – si sono spesi 3 milioni e 600mila euro per attività libero professionale intra moenia, con questa cifra si potevano assumere 400 medici. Da anni c’è una propaganda del governatore rispetto all’ipotesi di un nuovo ospedale che dovrebbe sorgere in una zona destinata all’edilizia abitativa popolare. Ristrutturando le vecchie strutture ospedaliere si spenderebbe molto di meno».
Diretto è Gianpaolo Lambiase, consigliere comunale di “Salerno di Tutti”. «Per avere voce in capitolo – sostiene – dovremmo noi del sud ammettere un minimo di inefficienza e disorganizzazione. Ristrutturare il Ruggi costa 80 milioni. C’è uno spreco enorme anche nella gestione dei servizi. Prendiamo l’igiene urbana. Modena ha 180mila abitanti e un territoro comunale quasi doppio di Salerno, la quale conta 130mila abitanti. Ma la partecipata Salerno Pulita ha 600 unità di personale, a Modena ce ne sono 300». Lambiase spiega che «nel costo della Tari, Salerno ha la quinta tariffa più alta d’Italia, a Modena pagano quasi la metà. Pensiamo a come si buttano le scarse risorse che arrivano».
Invece, l’insegnante Dina Balsamo ammonisce: «L’istruzione in Italia è rimasto l’ultimo baluardo per l’omogeneità culturale sul territorio nazionale. L’istruzione, con 46 miliardi, è la maggiore spesa sociale dello stato italiano. Le risorse se ne vanno quasi tutti in stipendi del personale. La vera partita è quella di riuscire a staccare un cospicuo assegno e staccare il personale da un ruolo statale ad un ruolo regionale». Nelle sue conclusioni, è netto Massimo Villone, professore emerito di Diritto Costituzionale e promotore del Coordinamento Nazionale contro l’autonomia differenziata. «La cifra di 60 miliardi l’anno – argomenta – è la differenza fra le risorse pubbliche commisurate alla popolazione del sud e quelle effettivamente conferite. Una realtà a lungo nascosta, ma poi visibile. Nascosta perché si facevano i conti dolosamente sbagliati». Il costituzionalista sottolinea: «Questo avveniva perché la classifica sul sito del ministero delle autonomie faceva i conti guardando solo alle spese dei ministeri centrali. Perciò l’ex ministra leghista Stefani poteva affermare che il sud riceve più risorse del nord. Ma un’altra classifica afferma una realtà opposta. Quella della Agenzia dei conti pubblici territoriali. Fa riferimento alla spesa pubblica allargata, per esempio quella degli enti controllati dal settore pubblico». Per esemplificare, Villone ricorda «che l’85% dell’alta velocità è nel centro nord», e chiosa: «Allora capite bene dove sono andati i soldi».