Bankitalia, basta con il passato

Domani a Palazzo Koch le Considerazioni del governatore. L’economia si decide altrove, l’istituto centrale ora tuteli consumatori e imprese

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Sul sito della Banca d’Italia si legge che domani, 29 maggio, alle 10,30, a Palazzo Koch a Roma, il Governatore Ignazio Visco darà lettura delle Considerazioni finali in occasione della presentazione della Relazione annuale della Banca d’Italia sul 2019. L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva su Rai2 e in streaming sul sito della Banca.
Provo a immaginare come avverrà quest’anno la celebrazione dell’evento e cosa vorrei ascoltare.
Introibo ad altare Dei, il 29 maggio è quindi il giorno del tradizionale rito delle Considerazioni Finali, quest’anno non più aperte al pubblico che conta in Italia. Cambia tutto, quindi. Non è solo formalità ma la lettura del documento risuona e si sperde nel proscenio enorme della sala quasi vuota. Senza pubblico presente chi ascolta l’illustre oratore? Come ci vede il dottor Visco? Il riflettore è puntato su di lui e sull’istituto che rappresenta o su di noi italiani e sulle nostre inquietudini? Oppure quel che è accaduto oggi è una metafora nella vita dell’istituzione che teme la sua scomparsa?
Mi piacerebbe che continuasse un discorso già iniziato e che merita di essere portato a conclusione.
Come ci ricorda la Banca d’Italia nella presentazione di sé stessa nel libro Funzioni e obiettivi: “Dal 1893, anno della sua costituzione, molte cose sono cambiate. Nei decenni scorsi il passaggio più significativo è stato l’integrazione economica europea: con l’introduzione dell’euro e successivamente con l’avvio dell’Unione bancaria, l’Istituto condivide parte delle proprie responsabilità – non limitate al solo contesto nazionale, ma estese all’area dell’euro – con altre banche centrali e autorità europee. Oggi le attività svolte e gli ambiti di azione della Banca possono essere ricondotti a quattro aree: la moneta, il sistema finanziario, la ricerca e la statistica, i servizi al pubblico”.
Le prime due sono di appannaggio dell’Eurosistema e le altre, normalmente a supporto delle prime, rimangono prevalentemente ancorate in Italia. Per il nostro Paese la perdita di sovranità monetaria si è accompagnata, ed è stata una precisa scelta politica, alla gestione del debito pubblico e della vigilanza finanziaria da parte di organismi europei. Debito e banche, la cui gestione domestica pressoché fallimentare l’ha resa esplosiva e dirompente una volta approdata in Europa. Di sostanziale, rimane nelle nostre mani ben poco anche se continueremo a discutere all’infinito se sia un bene o un male. Tutto cambia mentre Bankitalia continua nei suoi riti a vedere una Italia con gli occhiali del passato.
Al tempo stesso si è trasformata in un totem e in un taboo, perché è difficile parlare di questi aspetti che implicano una radicale riorganizzazione non delle funzioni ma dell’Istituto. Detta una agenda economica che interessa sempre meno perchè tutti sanno che il potere di gestire l’economia sta ora altrove. Difende sè stessa senza accorgersi che il suo ruolo nell’ordinamento è ridotto di oltre la metà. Essa, come tante altre questioni e problemi della nostra società, manifesta una debolezza strutturale e va risanata a fondo. Rischia la fine, anche se continua a vivere. Navigare necesse est, vivere non est necesse! Una funzione importante, tutta da sviluppare ancora, potrebbe essere la tutela del consumatore, la cui pronuncia fino a non molti anni fa era una vera abiuria in Bankitalia. È un compito di cui il paese ha terribilmente bisogno ora che sta piombando nell’ennesima recessione in pochi anni.
Le tante e qualificate risorse potrebbero essere orientate alla prevenzione dei conflitti con gli intermediari, alla corretta comunicazione con il pubblico, all’educazione finanziaria, alla semplificazione di pratiche bancarie da cui spesso dipendono i destini delle persone e delle imprese. Lungi dall’essere riduttivo, è un compito immane perché essere dalla parte degli utenti, dei risparmiatori e delle imprese comporta la necessità di intaccare la Burocrazia, una vera casta che domina la nostra vita sociale ed economica.
L’economia senza l’apporto delle banche non ha prospettive di sviluppo come drammaticamente sta avvenendo. Non ho mai sentito un Presidente del Consiglio intervenire due volte per chiedere alle banche di sveltire gli adempimenti amministrativi dei fidi alle imprese che pure sono a garanzia pubblica. Per Bankitalia potrebbe essere una storia nuova, un nuovo inizio da percorrere con molta decisione e con uomini nuovi meno ancorati al glorioso passato dell’istituto e al loro personale destino.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)