Barone sfiora solo le contraddizioni

Non ancora si intravede l’alternativa tanto attesa

0
558
Il comune di Salerno

Dopo tanti mesi, le discussioni non sono ancora finite per la coalizione che ha espresso come candidata sindaco la professoressa Elisabetta Barone. Ora c’è la questione del simbolo del Movimento 5 Stelle, ma non è un dettaglio formale. La coalizione formata dai consiglieri di Oltre, da Sinistra italiana, dal gruppo di Leu e da Salerno in comune, manca di un collante principale, il succo valoriale di un reale cambiamento, che non significa solo mutare i nomi delle persone ma le cose. Questo problema è stato posto fin dall’inizio ma non si è voluti andare al di là della selezione di un candidato sindaco. Tuttavia l’approdo ad una figura femminile che ha spinto anche altri gruppi – come il meet up degli Attivisti per Salerno con l’avvocatessa Simona Scocozza – a scegliere una donna, è il maggiore elemento di novità di queste elezioni 2021. Una novità che però non può bastare da sola, intanto perché sono rimasti fuori da queste proposte alcuni gruppi significativi di cittadinanza attiva; dietro la candidatura della Barone vi sono figure di vecchia appartenenza politica che a Salerno hanno prodotto poco o niente; e infine perché alle indubbie doti personali e professionali delle due candidate, va aggiunta una tempra politica in grado di fronteggiare la complessità salernitana. La quale, come sappiamo, è un coacervo di interessi consolidatosi in tre decenni, supportata da un consenso simbiotico per quanto in declino di non facile smantellamento. Su questo ci vuole qualcosa di più di belle parole e sani principi. La Scocozza, in polemica con i vertici 5 stelle, appare più grintosa; ma il gruppo è lo stesso che ebbe gran parte nella mancata presentazione di una lista nel 2016, quando il Movimento era ai massimi, nessuna analisi è mai giunta su quella vicenda, per una realtà che in questi anni non si è aggregata con nessuno e ha perso colpi e che resta ignorata dai vertici. Più ecumenico il profilo della Barone, ben radicato in ambienti moderati e conservatori, a cominciare dalla contiguità con la Chiesa. La dirigente scolastica, coerente con la sua storia, ha puntato fin da subito sull’educazione dei giovani, su cui però i comuni non hanno grandi competenze, salvo rafforzare il rapporto tra istituti scolastici e amministrazione, intento lodevole ma marginale per un programma politico. A meno che non si voglia intendere un alto concetto di educazione dei cittadini, alla democrazia, alla legalità, al bene comune; allora bisogna uscire dal ruolo e parlare di politica. Il che comporta necessariamente una analisi che individui i problemi e ponga soluzioni altrimenti non si comprende perché si debba votare una donna e non un navigato politico. Non sventolando un’astratta bandiera di opposizione (come sembra nel caso del meetup) ma approfondendo le questioni, una per una. La città è preda di una grave anomalia, la mancanza di una alternanza che dura da troppo tempo e ha stracciato ogni opposizione. Uno scenario entrato nella consuetudine dei cittadini ma che rappresenta una ferita aperta per la democrazia; la denuncia di questa grave “patologia” sta alla base di ogni proposta alternativa. Sempre che non si vogliano creare delle opposizioni “compatibili” e mantenersi le mani libere per future alleanze. In un programma per la città, dedicato a “semplicemente Salerno” – come lo slogan scelto dalla Barone -, va affrontato il nodo, di certo spiacevole, se chiudere o meno con le politiche di accaparramento e di profitto fin qui praticate, indicando un’idea diversa di sviluppo che tocca molto da vicino quel concetto alto di educazione. Così la parola “discontinuità”, anche questa usata, non può eludere una assai scomoda domanda: Salerno è ancora dei salernitani? Siamo il terzo comune in Campania con il maggiore consumo di suolo, circa la metà della sua estensione e continuano ogni giorno le cessioni di aree demaniali per il fabbisogno onnivoro delle casse comunali, in grave esposizione debitoria. Su questo, quale discontinuità si ha in mente? E una questione non ideologica che riguarda lo sviluppo della città, basta farsi un giro sulla litoranea per comprendere cosa significhi un modello diverso, se al posto del proliferare perverso di palazzoni in mezzo al nulla, di fronte allo sfavillio lussuoso di Marina d’Arechi ( altra area demaniale oggi privata), si fosse qualificata quella zona marina, dotandola di siti balneari, di passeggiate, di chioschi e terrazze eleganti sul mare come in Versilia ad uso dei cittadini, essa sarebbe divenuta un attrattore turistico e economico. Se è a questa idea di educazione che ci si richiama, all’ambiente, alla bellezza e al benessere, alla qualità della vita, allora bisogna essere un po’ più espliciti. Né possiamo trascurare l’Università separata dalla città per mancanza di servizi, luoghi di studio, biblioteche. O la cultura che continua ad essere svilita da progetti ad personam; proprio in questi giorni nella tenuta di un noto costruttore, si riunisce il “gotha” del potere salernitano, sindaco, Confindustria, direttori di banche, Autorità portuale, Fondazione salernitana, vari club Rotary, per l’ipotesi di un museo cittadino, forse quello dello sbarco; mentre il Museo provinciale va in malora; in trenta anni non si è mai aperto un museo civico, nè un hub di arte contemporanea e non si trova uno straccio di sponsor per l’acquedotto medievale. Insomma, educazione, discontinuità, opposizione, sono belle parole che rischiano di restare inerti se non si riempiono di contenuti. Italo Calvino, nei suoi scritti sulla leggerezza, raccontava del mito di Perseo che vince la Medusa perché si fa carico della mostruosità, ne fa un “proprio fardello”, non la elude. Solo così si riesce a raggiungere la leggerezza e forse arrivare a quel “semplicemente Salerno”, bisogna attraversare il groviglio mostruoso del potere locale che si è impadronito della città, senza lasciarsi pietrificare. Altrimenti è solo uno slogan, carino ed efficace, ma che lascia il tempo che trova.

Luciana Libero

Luciana Libero

Luciana Libero

Latest posts by Luciana Libero (see all)