Basta disuguaglianze territoriali

Fra i divari più devastanti, esiste quello di riconoscimento e cioè quando la società non riconosce il valore delle persone per favorirne altre. In taluni casi, prevalgono rapporti di vassallaggio e si producono danni

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Per affrontare seriamente i problemi che affliggono il nostro territorio è necessario programmare l’eliminazione delle disuguaglianze territoriali. Queste si realizzano in diversi modi e sono il frutto di scelte politiche. Dall’Unità d’Italia in poi, in molti hanno scritto sulla questione meridionale, anche il Parlamento dell’epoca si indignò circa gli effetti della guerra di annessione, sia perché rubò le ricchezze accumulate, sia perché smantellò l’apparato produttivo meridionale e lasciò insoluti i problemi del Sud creando sottosviluppo e danni sociali.
Una ricerca di Stéphanie Collet (Université Libre de Bruxelles), citata su IlSole24ore il 12 giugno 2012, ha ricordato che i debiti del Nord piemontese furono pagati dalla ricchezza del Regno delle Due Sicilie, ed ha usato tale esempio per pareggiare i debiti fra gli Stati dell’euro zona attraverso gli eurobond. La Germania di oggi, cioè l’allora Regno delle Due Sicilie, non è d’accordo. Da molti anni, i territori sono osservati con i Sistemi Locali del Lavoro (SLL) e non più attraverso obsoleti confini amministrativi. In questo modo si leggono chiaramente i luoghi ove si accumula ricchezza (nelle città globali, Londra, Parigi …), mentre altri sono trattati come periferie economiche. Questa disuguaglianza è voluta e torna utile ai luoghi ricchi per creare dipendenza e vendere merci. La periferia è bacino di manodopera, di sfruttamento, o esercito di riserva, per dirla alla Marx. Se intendiamo ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche, è necessario agglomerare produzioni ove mancano, questo è noto, ma manca la volontà politica di farlo, ed è altrettanto noto perché significa cambiare gli odierni “equilibri”. Se siamo consapevoli di questi interessi contrastanti, e cioè che un ceto politico molto noto pretende di conservare le proprie rendite per sfruttare il meridione d’Italia, allora dovremmo domandarci perché noi meridionali consentiamo loro di farlo, e perché non siamo capaci di formare classi dirigenti diverse da quelle odierne?! Una classe dirigente migliore dovrebbe applicare la Costituzione rimuovendo gli ostacoli e garantendo uguaglianza di opportunità per tutti, ripristinando il welfare urbano ove manca. La ricerca universitaria e le istituzioni dovrebbero dialogare pubblicamente per fare squadra anziché volgersi le spalle, o lasciar piovere sul bagnato. I territori – baviera, ile de france, pianura padana, Rotterdam, catalogna – capaci di agglomerare funzioni e attività per ragioni e vantaggi acquisiti nella storia, oggi interpretano il liberismo, ma remano tutti insieme verso una sola direzione facendo accordi commerciali, e ciò consente loro di attrarre risorse umane a danno degli altri, come il meridione d’Italia che perde risorse umane. In taluni casi, è il nostro contesto sociale che favorisce la fuga dei giovani, i quali non tornano più. Fra le disuguaglianze più devastanti, esiste quella di riconoscimento e cioè quando la società non riconosce il valore delle persone per favorirne altre. In taluni casi, la società fa prevalere i rapporti di vassallaggio producendo danni, poiché chi ha capacità ma non ha lavoro emigra, accolto in altri territori che beneficiano di quel valore. È fondamentale invertire questo processo auto degenerativo, e per farlo è fondamentale che le università meridionali si rinnovino al proprio interno, e invertano i flussi, anziché perdere studenti dovranno attrarli da tutto il mondo, e questo dipende dalla qualità umana del personale docente e dall’offerta formativa, probabilmente da cambiare, e dalla qualità della ricerca. Nel meridione serve aumentare e migliorare la ricerca applicata ma legata al territorio perché complesso, pianificato male, fragile e abbandonato. Ad esempio, sappiamo che i sistemi urbani attirano abitanti e questo favorisce l’aumento delle disuguaglianze nelle aree rurali. Le aree interne rurali sono ricche di risorse agricole, forestali e monumentali ma necessitano di interventi. Esiste un patrimonio abitativo e rurale da conservare e rivitalizzare da connettere alle aree urbane estese, ciò richiede ricerca applicata nel campo architettonico (conservazione e riuso), tecnologico, ingegneristico, geologico e agroforestale. Un discorso analogo vale per le aree urbane estese che vanno rigenerate, connesse fra loro in maniera intelligente, mentre dobbiamo ripensare le agglomerazioni produttive introducendo la meccatronica, e in generale la manifattura leggera. L’approccio non è più quello di competere fra Sistemi Locali meridionali ma cooperare interpretando la bioeconomia. Si può iniziare con processi di auto coscienza dei luoghi e dai servizi sanitari, sociali, educativi e culturali da realizzare dentro i tessuti urbani esistenti per consentire agli abitanti meridionali di usufruire dei medesimi servizi presenti in Finlandia, Olanda, Svezia, Germania.