Battesimi

Negli effetti del battesimo cristiano si esaltano i significati di tre parole: figlio, amore, gioia, la cui musicalità conferisce speranza all’uomo e si trasforma in riconoscente cantico di gloria a Dio

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Nel Vangelo viene presentato Gesù in fila come l’ultimo di noi per partecipare ad un rito di purificazione. Egli non ne ha bisogno, quindi si potrebbe pensare che l’essere in fila non é il posto giusto per lui. Invece, con quel gesto egli propone di partecipare alla nuova giustizia che ribalta un ordine troppo miope finalizzato a consolidare la frontiera tra puro ed impuro, Dio e uomo. Al contrario, su di lui in fila scende lo Spirito, che è pienezza di amore e di vita, e ciò non in un ambiente sacro come il tempio, ma in un luogo senza barriere delimitanti esaltati privilegi.
Il battesimo non determina in Gesù una purificazione, ma la manifestazione del mistero di Cristo, incarnazione del progetto di amore e prima grande scoperta che Dio fa fare agli uomini di essere suoi figli. Quindi non è solo la sua epifania, ma anche la scoperta che, ascoltando l’unigenito del Padre – via, verità e vita – si conferisce senso all’esistenza e si regolano i rapporti tra le nazioni nell’unica famiglia di Dio.
La redazione evangelica di Matteo sottolinea dell’episodio la scelta intenzionale di Gesù. Egli si reca dove Giovanni esercitava il ministero (3,13) e si fa immergere nelle acque per esporsi di fronte a Israele come discepolo e seguace del radicale movimento di conversione nell’attesa dell’avvento del Regno. L’opzione nel frastagliato coacervo dei movimenti giudaici é presentata come la conferma dell’elezione di Dio, principio della nuova fase nella sua vita. Trent’anni di nascondimento a Nazareth vissuti da figlio obbediente, ragazzo in formazione, umile apprendista falegname, attento lettore delle Scritture, ora il battesimo, differente da quello di Giovanni, segno di conversione, e da quello cristiano.
La predicazione e il ministero fanno emergere l’autocoscienza messianica di Gesù; così Matteo apre un varco nella vita interiore del Cristo grazie ai versetti 14-15, nei quali si riporta il dialogo, assente in Marco, per spiegare come nell’obbedienza si realizza il disegno di Dio. Il Battista, esitante, cerca di distoglierlo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni a me?”; intanto annuncia colui che battezzerà in Spirito santo e fuoco (3,11). Giovanni compie il gesto che segna anche il compimento del suo ministero: Gesù è portatore di un battesimo di ben altra qualità. La reciproca obbedienza di due forti personalità è frutto della libertà e della maturità di uomini dei quali Dio si compiace perché in loro non esiste gelosia, invidia, rivalità, ma solo vicendevole accoglienza.
Non sono riportati episodi durante i quali Gesù battezza. Egli invita a farlo dopo la sua resurrezione e il rito trova pieno senso in riferimento a Cristo morto e risorto. La differenza tra il battesimo di Gesù e il nostro si desume dal dialogo intercorso con Giovanni, che non lo vuole battezzare. Il Battista asserisce: Io devo essere battezzato da te. Gesù replica: Lascia fare per ora. Esce dall’acqua e si aprono i cieli; sente una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento», dichiarazione di paternità con la quale viene proclamato figlio di Dio. Generato dall’eternità, è immutabilmente Figlio prediletto; infatti, l’adozione non avviene in quel momento, ma solo palesata a beneficio degli uomini. Il Battesimo appare quasi un inciso, centro della scena è l’aprirsi dei cieli perché l’amore di Dio possa irrorare l’umanità.
La Buona Novella si riassume in tre termini che presentano il cuore del cristianesimo: Figlio indica che Dio genera, Amato diventa nome di persona, amore che anticipa in un crescendo d’intensità e calda emozione, slancio coinvolgente che genera compiacimento. Il Padre prova piacere nella relazione col Figlio e la Voce riferita è il grido la gioia del Signore. La grandiosa scena è anche una descrizione degli effetti del battesimo cristiano nel quale si esaltano i significati di tre parole: figlio, amore, gioia, la cui musicalità conferisce speranza all’uomo e si trasforma in riconoscente cantico di gloria a Dio.