Belpietro direttore, l’ultimo affronto a l’Unità

Domani lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci sarà in edicola con un numero "tecnico" per non perdere la testata. La decisione di far "firmare" il quotidiano a Belpietro ha suscitato l'opposizione dura del Cdr. Il direttore: un gesto per garantire la libertà di stampa

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Maurizio Belpietro direttore dell’Unità. Domani lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci sarà in edicola con un numero “tecnico” per non perdere la testata.
Il numero dello storico quotidiano comunista è pronto da ieri: otto pagine, interviste a Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio, Benedetto Della Vedova e Nicola Fratoianni, i leader delle principali liste per le europee.
L’arrivo del quotidiano in edicola è un’operazione dalla valenza pratica: l’editore evita così la decadenza della testata, che per legge scatta dopo un anno dalla fine delle pubblicazioni.
Il 25 maggio 2018 era uscito un numero speciale dal prezzo di un euro. Ma quest’anno il piccolo colpo di scena è nel nome del direttore che “firmerà” il giornale, consentendone l’uscita: Maurizio Belpietro, direttore della Verità e lontanissimo, come noto, dalle posizioni dell’ex quotidiano del Pci.
In realtà, il numero speciale “era in programma per oggi, ma l’editore ha comunicato che non sarebbe avvenuto per una modifica nella gerenza e cioè nel direttore – spiegano i giornalisti che ritirano la firma dagli articoli  – Non più Luca Falcone, come previsto. Ma Maurizio Belpietro. E’ chiaramente una provocazione”.
La notizia ha suscitato la decisa opposizione del comitato di redazione del giornale: “Maurizio Belpietro direttore de l’Unità. L’ultimo affronto alla storia del quotidiano fondato da Antonio Gramsci è arrivato questo pomeriggio all’improvviso e senza alcuna comunicazione al Comitato di redazione da parte dell’amministratore delegato Guido Stefanelli – scrive il Cdr – quando in redazione era in chiusura il numero speciale realizzato per evitare la decadenza della testata. Si tratta di un gesto gravissimo, un insulto alla tradizione politica di questo giornale e della sinistra italiana prima ancora che una violazione delle norme contrattuali. L’Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci e sopravvissuto al fascismo, in mano ad un direttore da sempre apertamente schierato con la parte più conservatrice della politica italiana e più volte alla guida di giornali di proprietà di Silvio Berlusconi che a l’Unità e ai partiti della sinistra non hanno mai risparmiato insulti e campagne d’odio”.
“Conosco gli editori dell’Unità che, siccome dovevano far ritornare il giornale in edicola per un giorno per non far decadere la testata, mi hanno chiesto se potevo firmarla. Pur non condividendo nulla di quanto è mai stato scritto su quel giornale, ho accettato perché è un gesto che serve a garantire la libertà di stampa”.