Bene, il reddito anti-povertà c’è

Il Governo Gentiloni varò quello di inclusione (Rei), ma lo fece tardissimo e con pochi soldi. Ora le risorse economiche sono maggiori. Ciò che importa è la necessità di questo tipo di politica. I limiti dell'attuale misura sono molti, ma essa va nella giusta direzione

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Inizia la possibilità di presentare domanda per il cosiddetto reddito di cittadinanza. Vedremo come andrà dal punto di vista burocratico. Sappiamo già come andrà dal punto di vista quantitativo. Saranno alcuni milioni le persone che presenteranno domanda.
C’è un bisogno enorme di reddito in questo paese dopo oltre un decennio di politiche di austerità, che ha visto crescere a dismisura le disuguaglianze. La Banca d’Italia calcola che il 30% delle famiglie più povere detiene l’1% della ricchezza nazionale, mentre il 5% delle famiglie più ricche gode del 40% della ricchezza. Le disuguaglianze sono esplose e, con esse, la povertà di una parte della popolazione, specialmente, ma non solo, al Sud.
I ristoranti sono pieni? Può essere. Sono pieni di chi se lo può permettere. Mentre c’è chi da anni mangia grazie alle mense organizzate da Caritas e altre organizzazioni sociali, in assenza, in molti territori totale, di politiche pubbliche locali di sostegno. Aree sociali abbandonate da tempo dalle politiche pubbliche, che hanno azzerato ormai le politiche per la casa e rarefatto quelle sociali. Aree sociali che vedono nella misura del reddito di cittadinanza una speranza, dopo avere aspettato invano per troppo tempo misure analoghe dai precedenti governo.
Certo, il Governo Gentiloni ha varato il Reddito di inclusione (Rei), ma lo ha fatto tardissimo e con pochi soldi. Ora, le risorse economiche sono di gran lunga di più. Ciò che è importante evidenziare è la necessità di questo tipo di politica. I limiti di questa misura sono molti, evidenziati già da diversi studiosi e attivisti, ma essa va nella giusta direzione. Si propone come una risposta ampia ad un problema sociale serissimo, quello dell’impoverimento. E lo fa, finalmente, dopo troppi anni di assenza di politiche di contrasto alla povertà. Dopo troppi anni di criminalizzazione dei poveri, tra sgomberi delle strutture abitative senza alternative e critiche ai bamboccioni.
Ora bisognerà seguire le vicende sia politiche sia amministrative di questa misura, continuare ad evidenziarne i limiti, ma anche difenderne la necessità, affinché la lotta alla povertà e non ai poveri rimanga al centro dell’attenzione politica in Italia.