Beni confiscati, a Salerno troppe opacità

Il report di Libera sulla legge per la trasparenza: in regola 7 comuni su 25, ecco le liste. Falcone: «Criticità anche per il capoluogo»

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A 25 anni dalla legge 109/96, per il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, soltanto il 28.0% dei comuni salernitani adempie all’obbligo di trasparenza. Il dato emerge da “RimanDATI”, il primo Report nazionale di Libera sul rapporto fra amministrazioni locali e patrimoni requisiti alle cosche. Uno studio condotto con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. In Campania sono 131 i comuni destinatari di beni confiscati (11% del totale nazionale). Tuttavia, solo 45 (il 34%) è in regola con gli obblighi di legge, dal pubblicare l’elenco alle informazioni sul sito istituzionale. Ancora peggio la provincia di Salerno, dove sono 348 le particelle confiscate: su 25 comuni destinatari di beni (il 19% di tutta la Campania), appena 7 sono adempienti. Meno di un terzo, un dato inferiore alla media regionale (34.0). E per di più, in una regione definita da Libera «poco “trasparente” sui beni confiscati». «In provincia di Salerno il quadro complessivo che emerge dal report è di grande criticità – afferma il Referente del settore beni confiscati di Libera Campania, Riccardo Christian Falcone, tra gli autori della ricerca -. Alla data di chiusura dell’attività di monitoraggio civico (31 ottobre 2020), di questi 25 comuni, solo 7 hanno pubblicato l’elenco. Ciò significa che ben il 72% dei comuni salernitani che hanno beni confiscati nel loro patrimonio non ottempera all’obbligo di pubblicazione sancito dal Codice Antimafia. E non è l’unico problema, perché anche i 7 comuni che pubblicano l’elenco lo fanno per lo più in maniera non completamente conforme alle indicazioni della legge. Un dato interessante è quello relativo al formato di pubblicazione. Di 7, solo un comune, aveva pubblicato un file in formato aperto, che è l’unico a rispondere alla logica degli open data sancita dal Decreto 33 sulla trasparenza». Peraltro, «in Campania, regione da cui è partita la ricerca poi estesa all’intero territorio nazionale – spiega Falcone -, il lavoro di monitoraggio è arrivato già alla fase successiva di produzione delle domande di accesso civico per ottenere la pubblicazione degli elenchi. I dati su questa seconda fase, insieme a un dettaglio sulle singole province, saranno contenuti in una pubblicazione regionale in uscita nelle prossime settimane. In generale, possiamo anticipare una certa difficoltà dei comuni anche a rispondere alle domande di accesso». Tuttavia, «in alcuni casi, gli enti si sono fatti carico delle richieste e hanno pubblicato l’elenco, pur se non ancora pienamente conforme alla norma. È il caso del comune capoluogo. Salerno, a tutto ottobre 2020, non pubblicava l’elenco degli 11 immobili confiscati trasferiti al patrimonio comunale – riferisce l’esponente di Libera-. L’elenco è stato inserito sul sito solo dopo la nostra domanda di accesso civico del mese di novembre, cui abbiamo ottenuto risposta a fine dicembre. E comunque l’elenco attualmente pubblicato presenta delle forti criticità: non vengono ad esempio indicate le informazioni specifiche sull’utilizzo dei beni, sui soggetti gestori e gli atti di concessione». Tra gli enti che – fino a ottobre scorso – non avevano l’elenco sul sito, risultano anche Albanella, Campagna, Capaccio, Castellabate, Contursi Terme, Fisciano, Giffoni Valle Piana, Mercato San Severino, Montecorvino Pugliano, Nocera Inferiore, Olevano sul Tusciano, Pagani, Pellezzano, Pontecagnano Faiano, Roccapiemonte, Sala Consilina San Cipriano Picentino. L’obbligo, viceversa, era rispettato da Agropoli, Angri, Baronissi, Battipaglia, Eboli, Sarno e Scafati.

(Dal Quotidiano del Sud – l’Altravoce della tua Città in edicola oggi)

Gianmaria Roberti

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