Blitz antidroga, gregari contro il capo: «Ci paga poco»

Operazione Patriot, dall’ordinanza del gip il quadro del sodalizio criminale. La mappa dei pusher a Salerno, zona per zona

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Un’organizzazione ramificata in tutta Salerno, in grado di rifornire una vasta rete di pusher. Così gli investigatori descrivono il gruppo di Raffaele Iavarone. «Le forniture di cocaina erano assicurate da soggetti residenti a Scafati e Boscoreale (Napoli) – spiega la nota della questura-; l’hashish, invece, veniva acquistato a Sarno». Nella città dell’Agro, il referente è ritenuto Hicham Oisfi, detto Emilio. In quella vesuviana Giuseppe Aquino. A Sarno, i fari della Dda son puntati sul «gruppo facente capo a Sirica Guglielmo, con la collaborazione di Squillante Emilio e Sirica Domenico Pasquale». Sono le risultanze di un’ampia, e lunga, attività investigativa.
Durante le indagini, in due distinte occasioni, sequestrati 59 chili di hashish (41 e 18). Ma anche arrestate sette persone in flagranza di reato. A giugno 2018, le manette erano scattate proprio per Iavarone e altri due. Li avevano pizzicati in un viaggio nella zona di Boscoreale.«Movimenti che – specifica la nota –  erano già monitorati dagli investigatori che, dopo aver seguito i tre – che viaggiavano a bordo di un motociclo e di un’auto “staffetta” – riuscirono a bloccarli dopo un inseguimento a Salerno, rinvenendo un carico di oltre due chili di cocaina». Dalle intercettazioni «emergeva che il “viaggio” per l’approvvigionamento sarebbe stato effettuato direttamente dallo Iavarone, unitamente al Cosentino ed al Vitale – affermano le carte-, con quest’ultimo a bordo di uno scooter per il trasporto della sostanza stupefacente e lo Iavarone e Cosentino, a bordo dell’autovettura Bmw X5, con il compito di fungere da “staffetta” al motoveicolo. Veniva effettuato un pedinamento fino all’ingresso di Boscoreale, durante il viaggio di rientro i veicoli venivano intercettati e pedinati fino all’ingresso di Salerno, dove la Bmw X5, con a bordo Iavarone e Cosentino, accortisi di essere pedinati, effettuavano una brusca manovra di uscita dal tratto stradale, cambiando direzione di marcia». Qui, nel resoconto investigativo, parte una scena da film.
«Ne nasceva – riportano gli investigatori – un inseguimento, durante il quale parte degli equipaggi impegnati cercavano di bloccare l’autovettura, mentre altri inseguivano il motoveicolo, che nel frattempo cercava di guadagnare la fuga. Entrambi i veicoli venivano bloccati nella città di Salerno e, in seguito a perquisizione, venivano trovati e sequestrati nel vano sottosella dello scooterone due panetti di sostanza stupefacente del tipo cocaina per un peso complessivo di Kg.2,160».Secondo le indagini, la droga era usualmente nascosta in un deposito a Pontecagnano Faiano, o in uno sgabuzzino ricavato da alcuni degli indagati nel vano sottoscala. I locali sarebbero riconducibili al 48enne Nicola Attianese.
Il linguaggio in codice. Gli investigatori osservano che, spesso, gli indagati utilizzavano un linguaggio in codice. Telefonate in cui si avvalevano anche di utenze intestate a terzi. «Dalla lettura delle conversazioni captate nel corso delle indagini emerge – scrive il gip Romaniello nell’ordinanza di misura cautelare-, da un lato, il costante ricorso ad un linguaggio assolutamente sintetico e volutamente non esplicitante l’oggetto dei colloqui e, dall’altro, l’utilizzo di una serie di termini convenzionali». Per il giudice «colloqui apparentemente privi di senso logico», dimostrano «l’intenzione degli interlocutori di celare ad eventuali terzi ascoltatori il reale contenuto dei colloqui». E questo «non può non costituire un primo indizio della illiceità dei temi trattati».
L’assetto dell’organizzazione. L’ordinanza rileva che «anche il collaboratore di giustizia De Maio Sabino faceva riferimento a Iavarone Raffaele e al suo coinvolgimento nell’attività di traffico di stupefacenti nella città di Salerno nell’interrogatorio del 22 giugno 2017». Dunque, nessun dubbio degli inquirenti: Iavarone è considerato il «capo indiscusso» del sodalizio. Ma le indagini individuano pure i presunti «principali collaboratori»: Giuseppe Russo, Luca Vitale, Mario Noschese e Nicola Attianese. Russo è reputato il braccio destro del capo, la «longa manus».
Un ruolo di primo piano, tuttavia, è attribuito a Luca Vitale, «legato a Iavarone da svariati anni e che – afferma il provvedimento del gip-, prima dell’entrata in scena» di Russo, «era lui che fungeva da principale collaboratore». Il 17 marzo 2018, in un dialogo intercettato, Iavarone si lamenta con Vitale «del comportamento di Oisfi Hicham, che spesso non provvedeva a consegnargli lo stupefacente». Ma i sottoposti, secondo le indagini, avevano da ridire sul leader. Lo stesso giorno «Russo Giuseppe e Vitale Luca si lamentavano del comportamento scorretto di Iavarone Raffaele, il quale guadagnava molti soldi con la vendita degli ingenti quantitativi di stupefacente che gli venivano forniti da Oisfi Hicham alias Emilio, ed ai suoi sodali pagava pochissimo, nonostante fossero questi a correre più rischi in quanto si esponevano in prima persona, rischiando di finire in galera».
La mappa dei pusher. L’ordinanza ricostruisce anche la presunta mappa dei pusher, in stabile contatto col gruppo Iavarone. A Gianluca Vicinanza, alias “gne gne”, sarebbe toccato lo spaccio di cocaina al Torrione. A Fulvio Amato lo stesso compito a Pastena, come pure a Gerardo Amato al Canalone. Smercio di cocaina a Marco Ferraiolo nella zona tra Pastena e Sant’Eustacchio. Coca e hashish affidate a Vincenzo Rocco, Marco Vicinanza “Jeff” e Ciro Romano tra Pastena e Mercatello. Stessa area, ma solo hashish, per Antonio Pierro. Ad Antonio Caramico la vendita di cocaina tra Sant’Eustacchio e Mariconda.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)