Bloccato dal Tar il Piano Cinghiali della Regione

L'atto era stato adottato ad agosto scorso con una delibera seguita da vicino dal consigliere del governatore all'Agricoltura, Franco Alfieri

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Il Tar Campania annulla il Piano Cinghiali della Regione – varato per contenere le scorribande degli ungulati – accogliendo il ricorso del Wwf Italia. Un atto adottato dalla giunta regionale con delibera dell’agosto 2018, seguita da vicino dal consigliere del governatore De Luca per l’agricoltura, Franco Alfieri. All’epoca, Alfieri lo definiva  «un tassello fondamentale della più articolata strategia di questa amministrazione che, recependo le istanze degli attori istituzionali ed economici, mira ad affrontare e risolvere l’emergenza cinghiali sull’intero territorio regionale». Ma contro ogni auspicio, l’emergenza resta, a cominciare dalla provincia di Salerno. E ora Palazzo Santa Lucia rischia di ripartire da zero. In attesa, comunque, di un eventuale ricorso al consiglio di Stato. Esulta però il Wwf. «È una vittoria importante – afferma una nota degli ambientalisti – che si augura serva da monito ai pubblici amministratori e ai politici  che, invece di perseguire gli interessi generali del rispetto delle regole europee, della tutela della biodiversità,  nonché dei più che legittimi interessi degli agricoltori, continuano  ad approvare provvedimenti illegittimi come quello annullato dai giudici amministrativi di  Napoli, cedendo alle “sirene” di una sparuta minoranza di alcune categorie di cacciatori». Il Piano «prevedeva infatti “interventi di controllo della  popolazione di cinghiali” anche nelle aree protette, senza la preventiva valutazione circa  gli impatti sulle aree naturali  e – spiega il WWf – sulla fauna selvatica protetta. La sentenza è di particolare rilevanza perché stabilisce, tra le prime, che la Vas, “Valutazione ambientale strategica” (procedura sancita dalle norme europee per valutare gli impatti di piani e programmi sull’ambiente naturale) è obbligatoria anche nei piani che riguardano la fauna selvatica e che non può essere sostituita dalla valutazione  di  incidenza,  che deve sempre essere preceduta dalla Vas». Tra i contro interessati del ricorso figurano gli enti parco regionale dei Monti Picentini e del Fiume Sarno, e le riserve naturali regionali Foce Sele-Tanagro e Monti Eremita Marzano. Non a caso, tra i motivi di censura, la sentenza cita «la circostanza della mancata acquisizione del sentito» anche «dell’Ente Riserva Foce Sele, Tanagro e Monti Eremita Marzano, interessati dal Piano approvato». Infine, i giudici compensano tra le parti le spese di giudizio, «in considerazione della particolarità della controversia»