Braccianti, le promesse mancate sul trasporto in sicurezza

Un mese fa l’incontro in Prefettura, poi il silenzio

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La Piana del Sele continua ad aspettare un piano per il trasporto sicuro delle e dei braccianti occupati nella sua ricca ed importante agricolture. È passato un mese dal primo incontro presso la Prefettura di Salerno per stabilire azioni volte a garantire la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici agricole. In quell’incontro tra sindacati e rappresentanti delle imprese, dopo avere verificato il rispetto delle misure di sicurezza all’interno delle aziende, fu posto il tema del trasporto. Successivamente, in un secondo incontro tenutosi il 22 aprile, è stata ribadita la necessità di organizzare questo tipo di servizio. Nonostante si sia passati alla cosiddetta fase due delle politiche di contrasto alla diffusione del covid-19, non ci sono notizie che dicano di passi avanti fatti in questa direzione.
Si assiste, così, ad un paradosso. Mentre in Italia si discute di una regolarizzazione della quota dei braccianti stranieri privi di documenti regolari considerata utile per l’agricoltura, riducendo tali persone a braccia da mettere nei campi a lavorare, prive di ogni altra identità o capacità, nella Piana del Sele, dove la manodopera non manca, non si riesce ad assicurare il suo trasporto in sicurezza. Un territorio così importante per l’agricoltura italiana ed europea, con imprese capaci di esportare in molti mercati europei, con una vocazione all’innovazione tecnologica, con intelligenze imprenditoriali di primo livello, non riesce a definire un piano per portare al lavoro i e le braccianti in ottemperanza degli obblighi di distanziamento fisico imposti dai decreti governativi e dalle ordinanze regionali e, soprattutto, indicati come necessari da tutte le istituzioni sanitarie. Eppure, ci sono anche strumenti legislativi che si potrebbero attivare. È la legge in vigore, quella conosciuta soprattutto per il contrasto al caporalato, la 199 del 2016, che prevede, per le aziende che aderiscono alla Rete del lavoro agricolo di qualità, di promuovere “iniziative per la realizzazione di funzionali ed efficienti forme di organizzazione del trasporto dei lavoratori fino al luogo di lavoro, anche mediante la stipula di convenzioni con gli enti locali”. In questo modo, si darebbe senso anche alla Rete del lavoro agricolo di qualità, che non resterebbe solo un elenco a cui iscriversi, ma diventerebbe uno strumento reale per costruire sotto tutti i punti di vista un’agricoltura di qualità. Almeno nella Piana del Sele. Se in tante enclave agricole questo sembra molto difficile, nella Piana del Sele, caratterizzata da un’agricoltura ricca con un’organizzazione agronomica e commerciale di tipo industriale, potrebbe realizzarsi più facilmente.
Del resto, il trasporto in sicurezza è una necessità per la salute individuale e collettiva. E lo è, in particolare, per alcune migliaia di braccianti che non hanno mezzi propri per recarsi al lavoro. È per questo che, specialmente in tempi di corona virus, è necessario un sistema sicuro di trasporto.
Dovrebbe essere la Prefettura a richiederlo almeno per consentire anche nel comparto agricolo una gestione in tranquillità della fase di convivenza con il virus, secondo l’espressione che utilizzano i membri del Governo. Sull’organizzazione di tale servizio dovrebbero essere impegnati a richiederlo anche gli enti locali e le istituzioni sanitarie, proprio perché è rilevante per la salvaguardia della salute di ogni bracciante e, quindi, di tutta la popolazione del territorio. Si resta, allora, in attesa, guardando molto ai comportamenti individuali, ad esempio alle trasgressioni sull’obbligo di indossare la mascherina anche se si è soli per strada, ma si rischia di perdere di vista questioni istituzioni e di sistema, come quelle del trasporto agricolo, che hanno una pari, se non maggiore, rilevanza rispetto al potenziale di diffusione del nuovo corona virus.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)

Gennaro Avallone

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