Bufale e bugie. Ma lo show su Raitre rassicura l’Italia

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Ogni volta che qualcuno mette un microfono davanti a Vincenzo De Luca, dandogli la possibilità di esibirsi in uno dei suoi soliloqui, si stacca un pezzo della reputazione del Mezzogiorno. Perché De Luca in questo eccelle: nel confermare, con la sua oratoria trombonesca, la mimica facciale che è l’accigliata caricatura della maschera ilare di Totò e di quella tragica di Eduardo cui si aggiungono il ghigno feroce e cinico di Pietro Savastano e la postura da neomelodico, la percezione che, fuori dal Sud, si preferisce avere del Sud.
Egli rappresenta ormai, nell’immaginario collettivo nazionale, la dimostrazione – geometricamente esatta – che tutti i pregiudizi, nessuno escluso, gravanti sul Mezzogiorno da più di un secolo e mezzo sono fondati. Fondatissimi. De Luca è così considerato nel resto d’Italia perché, quando lo ascolta, il resto d’Italia si mette in pace con la propria coscienza. Sentendosi rassicurato nelle proprie, incrollabili, razzistiche, ancorché inconfessate (e inconfessabili) certezze. Tutto ciò è possibile grazie a un sistema dell’informazione che alla straordinaria resa mediatico – spettacolare del personaggio sacrifica, con cadenza ormai quotidiana, le proprie capacità critico – analitiche. Ritagliando per sé il ruolo della spalla. Ieri pomeriggio, su Raitre, è andata in scena una divertente commediola destinata, probabilmente, a rimanere negli annali della televisione. Una ex presidente dell’azienda, giornalista di vastissima esperienza internazionale con un curriculum lungo diverse pagine, ha aperto la sua intervista a De Luca con una falsa prima pagina di Le Parisien, quotidiano francese del pomeriggio, che qualche buontempone aveva cominciato a far circolare sul web fin dal mattino. Una fake, confezionata chissà dove e chissà da chi, in cui il quotidiano transalpino indicava nel presidente della Regione Campania, in effige con tanto di mascherina a coprirne il volto, il “nuovo re d’Italia”. Nella fretta di esibirla, Lucia Annunziata, perché è di lei che stiamo parlando, non si è nemmeno accorta che il titolo della falsa prima pagina conteneva un grossolano errore di ortografia, quasi un indizio lasciato lì apposta dall’ideatore della fake perché venisse scoperta. Lo spettatore, quindi, è stato subito avvertito che il signore che in quel momento straripava dallo schermo in pratica senza contraddittorio, aveva conquistato anche i francesi. Un Napoleone al contrario che nel frattempo conosceva la sua apoteosi sui social, il cui popolo è diventato ormai, con i suoi umori grevi e postribolari, il “corpo mistico” di questa orwelliana leadership mediatica. La cosa è andata avanti per una mezz’ora buona, nel corso della quale il presidente della Campania, testé incoronato nuovo re d’Italia da una delle più rappresentative giornaliste italiane, ha potuto ripetere ossessivamente – senza interruzioni critiche o domande argomentate – il suo mantra: e cioè che ci ha tratti in salvo da una sicura catastrofe umanitaria. E per farlo non è stato costretto, bontà sua, a schierare nemmeno i carrarmati, come ha cercato di ricordargli l’amica intervistatrice. Neanche l’unico presente in studio, Giuseppe Ippolito, scienziato di chiara fama, il medico che per primo ha isolato il Coronavirus in Italia, travolto da tanta foga, ha cercato di contrastarlo. “Le roi” si è potuto giovare del corto circuito innescato dalla fake e dalla notizia, da lui stesso annunciata, che la Campania si è messa contro il governo sulle misure per la Fase 2, e che a partire da oggi farà da sola (altra fake, svelata in serata da un’ordinanza che conferma le aperture di oggi). La revoca dell’investitura”, arrivata alla fine dell’intervista – quando una nemmeno troppo contrita Lucia Annunziata è stata costretta a rivelare la bufala – ha diversamente influito, a seconda della latitudine, sull’esito dello show. In generale, chiunque abbia assistito alla performance si è potuto abbandonare all’abbiocco postprandiale soddisfatto e fortificato nelle proprie certezze: al Sud, che è arrivato il vendicatore di 150 anni di subalternità a Roma e all’odiato Nord; nel resto d’Italia, che quelli del Sud sono solo chiacchiere e distintivo.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)