Buona Pasqua a tutti. Ma stiamo all’erta per gli abusi del potere

La libertà è il bene che richiama gli altri: non dà certezze, è anti-dogmatica, ma allarga i polmoni, pervade ed esplora la vita, proiettandola all’esterno, socializzandola

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Per una Pasqua da semiliberi, qual è questa che il virus ci impone, l’augurio non può essere che quello della libertà. Poter scegliere tra casa o strada, solitudine o compagnia, riappropriandoci del dubbio, della critica, poter dire sì o no sempre e senza paure. La libertà è il bene che richiama gli altri: non dà certezze, è anti-dogmatica, ma allarga i polmoni, pervade ed esplora la vita, proiettandola all’esterno, socializzandola. È la libertà che non chiede libera uscita o permessi perché nasce nel pensiero, si condensa nella parola e si esprime nel giudizio.
Quando nella Pasqua del Covid scatta, com’è avvenuto, l’abominio della censura, abbattutasi a Salerno sull’illustre medico Luigi Greco, epurato per aver criticato la gestione improvvisata di un’emergenza sanitaria costata forse più vite di quanto lo sviluppo degli eventi avrebbe determinato, siamo in presenza di quello che Flaubert definiva un crimine di “lesa-anima”. Un evento che allarma e rende vigili.
Lo strumento censorio, trasformato da Richelieu, nel 1629, in istituzione per istruire la stampa, si dimostra ancora il mezzo praticato per affermare le prerogative dei nuovi reucci di una politica mai così decadente ma riabilitata dal virus della paura. Essa opera nel vacillare della democrazia, ricorrendo alle “camere di sicurezza” per accreditarsi. Le prigioni della libertà sono peggiori delle quarantene domestiche. I virus si affievoliscono con il tempo e con il caldo, la furia liberticida no. Perciò non va abbassata la guardia, men che mai in questi giorni difficili.
Ma oggi è Pasqua. Il nostro augurio è che nessuno voglia fare a meno della libertà, che per noi è come l’acqua per i pesci.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)