Buona Pasqua

Il passo del vangelo proclamato a Pasqua riporta uno specialissimo racconto storico: narra di un fatto che va collocato al di là dell’esperienza dei mortali per alimentare la speranza in una esistenza oltre la condizione di caducità dell’uomo, promessa che solo Dio può mantenere

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Si è cristiani perché dal Sabato della legge antica si vive il Giorno del Signore. L’epocale cambiamento è avvenuto in quel primo giorno della settimana quando qualcosa di particolare è veramente capitato. Il passo del vangelo proclamato a Pasqua riporta uno specialissimo racconto storico: narra di un fatto che va collocato al di là dell’esperienza dei mortali per alimentare la speranza in una esistenza oltre la condizione di caducità dell’uomo, promessa che solo Dio può mantenere. Gesù, icona di Dio in terra, come Risorto é l’immagine dell’Uomo in Dio, perciò i nostri auguri sono fecondi; infatti, con Cristo Risorto fiorisce la fede, rinasce la speranza, l’amore diventa vita. Questa è la Risurrezione, evocata dalla gioiosa festività del capitolo quindicesimo del vangelo di Luca; le parabole della moneta perduta, della pecorella smarrita e del figlio prodigo. A giudicare dalla trasformazione dei discepoli certamente si può affermare che non è stata un’allucinazione collettiva. È l’esperienza della trasfigurazione definitiva dell’esistenza umana della quale Cristo costituisce la primizia. Il Risorto invita a recarsi in tutto il mondo ad asciugare le lacrime dell’umanità dolente e così sperimentare la gioia pasquale oltre la morte, dove cieli e terra nuovi sono irrorati dalla luce della redenzione perché il Risorto è sempre Risorgente, Risurrezione germe di vita, risveglio dell’umanità decaduta, opportunità di ascesa per l’abbraccio finale col Padre. Quando tutto appare finito e resta solo il vuoto, la luce della vera Pasqua illumina e rischiara l’animo, testimonianza di un cuore risanato, proto ad esclamare: ho visto il Signore!

Crocifissione di Cristo di Giotto, chiesa di Santa Maria Novella (Firenze)

Maria di Magdala correva nel buio di un mattino ancora incerto, spinta dal cuore irrequieto, sa solo che non ha paura; é l’alba quando sperimenta il suo incontro pasquale. Lei è stata la prima perché ha amato intensamente. La stessa esperienza capita ad altri: le donne, Pietro, Giovanni, tutti partecipi non di un’apparizione gloriosa, ma della constatazione che un sepolcro é vuoto. Non é facile capire, infatti pensano che sia stata portata via la salma, quindi privati anche di un corpo per piangere; tuttavia correndo iniziano la loro ricerca e, pur nella confusione dei segni, comincia a far capolino una speranza. Alla luce delle Scritture valutano le loro esperienze e ricordano frasi pronunciate da Gesù quando erano ancora in Galilea. Del resto, teli piegati e adagiati con cura nel sepolcro non possono essere indizio di un furto. Si convincono che una forza misteriosa ha rimosso il sudario da quel viso e Gesù é stato liberato dall’opprimente inviluppo della morte; intanto continuano a ricercare un corpo assente. Il fatto stimola la ragione illuminata dalla fede: senza cadavere non può esserci la morte, che almeno una volta è stata vinta, quindi è possibile sconfiggerla e con essa il male che l’ha causata.
Con queste donne e con questi discepoli comincia anche per noi la possibilità di partecipare dell’invincibile energia del bene: piccole cose, gesti compiuti da persone rigenerate nella mattina di Pasqua perché, come Maria, rispondono Rabbuni a una chiamata per nome; riconoscono che Egli non solo è il Risorto, ma è anche la Risurrezione che ora appartiene all’umanità, forza che proietta verso una luce radiosa e senza fine. È il mondo al rovescio spiegabile tramite l’ottimismo e l’entusiasmo di Dio, del quale fornisce una prova l’inizio della nuova creazione segnata dalla qualità della Risurrezione che è corporea, ma diversa, infatti supera il vincolo dei limiti dello spazio, del tempo, della caducità, aspetti desumibili da tutti i racconti sulla Pasqua, anche se in nessuno viene descritta la Risurrezione, che rimane un mistero.
Tutto ciò continua a suscitare dubbi che lo stesso Gesù scioglie quando a Tommaso dice: beati quelli che in futuro crederanno (Gv 20, 29). Il Risorto, a differenza dei potenti del mondo, non va dalla vita alla morte, ma dalla morte alla vita, costatabile nell’ambito di un’esperienza che è promessa a tutti coloro i quali lo percepiscono come pane che vivifica e buon pastore che salva. Le stigmate del Risorto indicano l’unicità personale di Gesù nella sua missione perché nessuna via conduce al Padre se non per mezzo di Lui. Il Risorto tra i suoi discepoli supera i confini che separano mortalità e immortalità, ma è ancora riconoscibile come il Maestro di Nazareth portando, benché trasfigurate, le cicatrici della croce. Perciò, non limitiamoci a dire “buona Pasqua”; invece, proclamiamo come usano gli Ortodossi: “Cristo è risorto ed é vivo in mezzo a noi”. Da qui sgorga la gioia che inonda il mondo per la consapevolezza che in Lui anche noi abbiamo vinto la morte!