Buone Palme

Bonhoeffer invita a meditare non sul crocefisso che libera dalla sofferenza, ma nella sofferenza, sul Cristo che redime non dalla morte, ma nella morte

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Inizia la settimana dei giorni santi, quando è nato il cristianesimo per lo scandalo e la follia della croce. La liturgia moltiplica le occasioni per riflettere sugli ultimi giorni di vita di Gesù, quelli della contemplazione del crocifisso come fecero le donne sul Calvario. Bonhoeffer invita a meditare non sul crocefisso che libera dalla sofferenza, ma nella sofferenza, sul Cristo che redime non dalla morte, ma nella morte. Gesù prima lava i piedi e si offre nel pane e nel vino, poi pende nudo e disonorato sulla croce, ma l’Incarnazione e la Passione trovano definitiva conclusione in una tomba vuota, che ci avvolge nel vortice del Risorto, una luce che illumina e da gioia.
I vangeli scandiscono questo crescendo partendo dall’entrata di Gesù a Gerusalemme e il definitivo suo conflitto col Tempio, vicenda che lascia un segno evidente per i riferimenti durante il processo al quale è sottoposto e gli insulti quando è crocefisso. Gesù non vuole il culto del Tempio, ma il culto in spirito e verità non in un luogo, ma nell’incontro con Dio nella sua persona e nel rispetto verso ogni essere umano. Inizia così la nostra salvezza e cambia il corso della storia perché aiuta a capire come è Dio e come è l’uomo. Al centro si pone Cristo impegnato a percorrere il tragitto capovolgendo l’itinerario di Adamo. Infatti, come si legge in Filippesi, pur “nella sua condizione divina”, egli non ha remore nell’essere uomo, ne accenta l’integrale condizione, quindi anche la morte e la possibilità di essere umiliato. In croce diventa nostra icona, ma nello stesso tempo rivela quella di Dio, che è amore. Così nell’esaltazione di Cristo, Servo del Signore, si delinea l’esperienza del Figlio dell’Uomo esaltato da Dio per la sua obbedienza. La croce, strumento di supplizio, sollecita a credere la storia di un amore che vince l’odio perché non arretra e sa perdonare. Il Crocefisso trasforma uno strumento atroce d’infamia in segno di amore salvifico. Nell’umanità, frastornata da mille problemi e dominata da angoscia e paura, i perseguitati pronti a gridare vendetta sono invitati ad abbracciare questa icona, ad accettare il suo messaggio per sentirsi redenti.
Animati da doverosa riconoscenza concludiamo il pellegrinaggio della nostra redenzione attraversando le tre corsie del tragitto a nostra disposizione: quella del Calvario, il cui dolore purifica, riconcilia ed eleva; quella di Gerico che invita a riconoscere in ogni sofferente il fratello; quella di Emmaus, che conferisce concretezza alla presenza di Cristo che invita i delusi a fare l’esperienza dell’Eucaristia. E’ anche la storia di Gesù, il Maestro che rompe gli schemi, apre nuove prospettive, sollecita scelte radicali che richiedono coraggio.
Disorientati, possiamo non comprendere il comportamento di Dio per la sua apparentemente impassibilità per chi é morente inchiodato alla croce. Ma questo costante memoriale conserva la sua vitalità per la donazione che Gesù fa di sé generando speranza. Così in noi prende forma il convincimento che il buio spettrale del male non sarà per sempre, il suo apparente prevalere ha effimera durata, poi ritorna il sole che continua al illuminare il cammino dell’umanità, anche quando si ha la sensazione che delle nubi possano nasconderlo alla vista di chi attende con ansia l’ottavo giorno della Pasqua.