Mario Calabresi, direttore uscente di Repubblica, con il fondatore del quotidiano, Eugenio Scalfari
Il nuovo direttore di Repubblica, Carlo Verdelli

Dal numero in edicola domani, la Repubblica sarà firmata dal nuovo direttore, Carlo Verdelli. Il direttore uscente, Mario Calabresi, ha salutato i lettori questa mattina con un lungo editoriale non privo di spunti molto polemici nei riguardi dei due partiti che compongono la maggioranza gialloverde, Lega e Cinque Stelle. “Lascio la direzione di Repubblica dopo poco più di tre anni, in un mondo radicalmente cambiato e di cui è difficile cogliere il destino. In questi mille giorni siamo passati da Obama a Trump, dai discorsi ispirati ai tweet rancorosi, dal dovere di salvare chi sta affogando al dovere di respingerlo, dagli ultimi fuochi dell’idea di progresso alla chiusura totale nelle nostre paure”, ha scritto Calabresi.

“Abbiamo assistito all’ascesa e al declino di un Movimento che prometteva politici nuovi per regalarci invece incompetenza, e di un partito che voleva dividere il Nord dal Sud e ora sta conquistando anche il Meridione in nome di un nuovo nemico, lo straniero. Allo stesso modo declina l’idea di democrazia, messa in un angolo dal fascino perverso degli uomini forti, coloro che si vantano di dire ciò che prima pareva impronunciabile”. “Lascio questo giornale – ha continuato Calabresi – con l’orgoglio e la consapevolezza di aver raccontato tutto questo con chiarezza. Avevamo visto giusto. Ci hanno rimproverato di avere pregiudizi, ci hanno intimato di lasciarli lavorare, ci hanno accusato di lanciare falsi allarmi, invece era chiaro che l’ignoranza e l’improvvisazione ci avrebbero portato fuori strada e che i nuovi razzismi avrebbero lacerato il tessuto del Paese”. “Abbiamo tenuto la barra dritta, non abbiamo derogato su convinzioni fondamentali come lo spazio europeo, la democrazia liberale, il metodo scientifico e i diritti, che sono prima di tutto quelli dei più deboli e non quelli dei più forti, per definizione già capaci di tutelarsi da soli”. “Gli attacchi e le pressioni che abbiamo ricevuto sono stati pesanti, ci siamo preoccupati ma non abbiamo mai arretrato, perché la cronaca e la storia indicano che mai tutto è perduto, che resistere è difficile ma possibile. Ho sempre praticato la convinzione che ogni volta la notte lascerà posto all’alba, purtroppo per spegnere un incendio ci vuole molto più tempo che ad appiccarlo ma la tenacia e l’impegno sono l’unica scommessa possibile”.

Calabresi, secondo i beneinformati, paga per il tracollo diffusionale di Repubblica, che ha perso terreno rispetto a tutti i suoi principali concorrenti, Corriere in testa. Con la direzione di Verdelli, l’ammiraglia del gruppo L’Espresso, che sta ridimensionando l’organico a colpi di esodi incentivati e si avvierebbe, stando alle indiscrezioni, a chiedere sacrifici al personale attraverso la stipula di contratti di solidarietà e l’attivazione di un ciclo di cassa integrazione straordinaria a rotazione, punta a recuperare smalto e brillantezza per riposizionarsi su un mercato – quello della carta stampata – aggredito da una crisi feroce.