Calcagno: «Un fondo salvacalcio per i redditi più bassi»

Il vicepresidente Aic: «Attenzione su Lega Pro e D». Sulla riforma della serie C: «Ci opporremo se prevederà calciatori con garanzie differenti»

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«Siamo gente di campo: è normale aver voglia di chiudere la stagione regolarmente, quando sarà possibile. Credo che i calciatori, i dirigenti delle squadre e tutti gli sportivi in generale non vedano l’ora di riprendere a giocare». Umberto Calcagno, vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori, non ha dubbi sulla volontà dei calciatori di riprendere a giocare, anche d’estate, non appena la situazione lo consentirà.
Ora che si ventila l’ipotesi di allungare il lockdown al primo maggio, l’eventuale ripresa dei campionati rischia di slittare ulteriormente: cambia qualcosa per i calciatori?
Stiamo lavorando per farci trovare pronti nel caso, non tanto distante dalle aspettative, di poter ricominciare ad allenarci nella seconda settimana di maggio e per poi riprendere le competizioni a giugno. L’orientamento dei calciatori e del sistema federale è quello di chiudere il campionato in campo: abbiamo una responsabilità e coltiviamo la speranza di poter concludere la stagione regolarmente. Resta inteso che in una situazione emergenziale non saremo noi a dettare i tempi dell’eventuale ripresa. È chiaro che non siamo né saremo fuori dal mondo ma abbiamo la responsabilità di lavorare sulla migliore delle ipotesi per farci trovare pronti.
Con un’eventuale ripresa dei tornei a giugno, i campionati slitterebbero a luglio e agosto con più gare a settimana: una situazione che creerebbe qualche problema con eventuali acquisti, cessioni e con i contratti in generale.
Nessuno dice che sarà semplice continuare una stagione sportiva dopo il 30 giugno. Ma stiamo lavorando anche a questo. Personalmente non vedo l’ora di passare dalle simulazioni ai fatti. Se i problemi saranno solo relativi ai tecnicismi, sono certo che riusciremo a risolverli tutti.
I campionati conclusi sul campo eviterebbero anche ricorsi e problemi concreti relativi alle promozioni e alle retrocessioni.
Speriamo di concludere i campionati normalmente. Anche a livello sportivo è la cosa migliore. Se ciò che auspichiamo non fosse possibile, dovremo cercare una soluzione.
Se la stagione dovesse finire così, senza continuare a giocare, come si decreterebbero promozioni e retrocessioni?
Non dobbiamo penalizzare nessuno. Anche se oggettivamente non concludere i campionati significherebbe avere più ricorsi di quanto non siamo abituati a vedere normalmente. La preoccupazione è che si rischi di iniziare il prossimo campionato più tardi se non finiremo questa stagione entro certi tempi. Dobbiamo stare molto attenti a questi tipi di equilibri.
Poi c’è la questione degli stipendi per i calciatori. Un fondo salvacalcio per tutelare chi ha redditi più bassi potrebbe funzionare?
Abbiamo la responsabilità di tutelare i redditi più bassi. Stiamo chiedendo alla Federazione che vengano accantonate delle somme sulle rinunce che alcuni calciatori hanno già messo nero su bianco e che, probabilmente, riguarderanno tutta la categoria. È stata fatta tanta demagogia: pare che l’unico problema del nostro mondo siano gli stipendi dei calciatori. Non è così e noi stiamo chiedendo a tutti di fare la loro parte. Oggi manca la parte degli altri anche per garantire i minimi federali.
Il riferimento è alla Lega Pro?
Il fondo deve essere destinato a garantire i minimi federali in Lega Pro ma anche a garantire tutti i ragazzi e le ragazze che nel panorama dilettantistico vivono di calcio. La serie D, per esempio, ha tanti professionisti di fatto che però formalmente sono dilettanti. Poi c’è il campionato di serie A e B femminile, la serie A di calcio a 5: una serie di soggetti che vanno tutelati. Se non ci riusciamo, vuol dire che non abbiamo fatto bene il nostro mestiere.
A proposito di Lega Pro: si parla tanto, negli ultimi tempi, di una possibile riforma. Gravina ha disegnato una serie C a 20 squadre con le altre 40 inserite in un campionato di semi-professionismo. Che ne pensa?
Noi osteggeremo qualsiasi riforma che preveda professionsiti di prima o di seconda categoria, non saprei come definirli altrimenti. Non ci piace che ci sia professionismo di secondo livello se significa avere tutele differenti. Se, invece, con il termine “semiprofessionismo”, si indicano solo sgravi fiscali ma a parità di tutele, come auspichiamo, ben venga. La sostenibilità del sistema ha bisogno di una distribuzione migliore delle risorse nel nostro mondo: chi ha di più, deve aumentare i principi solidaristici. Da questo punto di vista c’è bisogno di un intervento sulla legge Melandri. Ma c’è bisogno anche che lo Stato si renda conto della funzione sociale del calcio sui territori: questa è una funzione che va riconosciuta a tutti i livelli.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)