Caltagirone, il potere e i suoi giornali in irreparabile declino

Da "il Fatto" di oggi / Nonostante gli 800 milioni di liquidità perdite scaricate su Ingi e Inps

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Da “il Fatto Quotidiano” di oggi, per la serie degli “editori impuri”, un profilo di Francesco Gaetano Caltagirone, definito l’ottavo re di Roma, con interessi crescenti nelle banche e nell’alta finanza; un gruppo familiare con 800 milioni di liquidità e alcuni giornali che, secondo il quotidiano diretto da Travaglio, starebbero ancora in campo con vistose e forse irreparabili perdite soltanto per tenere sotto scacco i sindaci, come accadde per Marino a Roma e come quotidianamente accade per De Magistris a Napoli. Riportiamo la parte finale dell’inchiesta di oggi, che riguarda proprio il Caltagirone editore, tra gli altri dei quotidiani Messaggero e Mattino.

La storica sede del Mattino da poco dismessa

«… Dentro a tutto ciò, o meglio fuori, c’è la Cenerentola dei giornali. Il business è ovviamente gracile: la Caltagirone editore vede il fatturato scendere ogni anno. A fine 2017 i ricavi erano a 144 milioni con margine industriale nullo e una perdita per 29 milioni. Nel 2016 la perdita è stata di 62 milioni. Oltre 90 milioni bruciati per i ricavi in calo e soprattutto le svalutazioni delle testate. Il Gazzettino è stato svalutato da solo per 28 milioni, il Messaggero è in carico a bilancio per 90 milioni e tutte le testate sono valutate poco più di 200 milioni. Valori che rischiano di essere troppo elevati data la congiuntura pessima. Eppure il partito dei sindaci ha sempre da temere dai giornali della casa. Ne sa qualcosa Ignazio Marino a Roma o il fuoco di sbarramento iniziale sulla Raggi. O l’atteggiamento non certo tenero con De Magistris. Quando c’è in ballo un piano urbanistico dove Caltagirone ha la sua sfera d’interesse, o quando c’è da fare la guerra ai Parnasi di turno (sui cui terreni dovrebbe sorgere il nuovo stadio di Roma) ecco che avere i primi giornali di Roma, di Napoli o di Venezia ha il suo peso. Per Caltagirone i costi quanto a perdite dei suoi giornali sono noccioline rispetto al ruolo che svolgono. Ma pur sedendo su liquidità per oltre 800 milioni di euro, quando c’è da ristrutturare i giornali con esuberi e prepensionamenti pagati dallo Stato ecco che i giornali di Caltagirone sono sempre in prima fila a chiedere stati di crisi ed esuberi. Forse il Re Mida se li potrebbe pagare da soli, senza andare con il cappello in mano a bussare a Inps e Inpgi».

In copertina, l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone