Campania infelix: troppo poco solo il Napoli in serie A

Nasca una sorta di lega tra formazioni della Campania, con scambio di calciatori e di informazioni, per creare una rete tendente ad un obiettivo non impossibile: avere una rotazione molto più ampia e continua di formazioni del nostro territorio nella serie A. Sarebbe un modo per sopravvivere alla migliore organizzazione e alla superiore capacità imprenditoriale del Nord

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Salerno è una grande piazza del tifo, che meriterebbe la presenza nella massima serie

C’è solo il Napoli a rappresentare la Campania nel campionato di calcio di serie A. Benevento e Salernitana giacciono in serie B, la Juve Stabia, la Casertana e la Paganese si danno battaglia in serie C, l’Avellino addirittura prova a venire fuori dalle acque stagnanti della serie D: una dispersione di energie davvero incomprensibile per chi ha a cuore l’unità economica e sportiva della nostra regione. In 30 anni di massima serie, soltanto due volte la Campania ha avuto due formazioni iscritte nel torneo. Nel 1987-88, oltre al Napoli che aveva cucito lo scudetto sulle maglie azzurre, c’era l’Avellino che retrocesse al termine di quella stagione, dopo 10 anni di fila vissuti sotto i riflettori. L’ultima accoppiata campana in A risale alla stagione scorsa, 2017-2018: oltre al Napoli c’era anche il Benevento, alla sua prima volta, ma fu solo un’apparizione per poi tornare nella serie cadetta.

Una proposta suggestiva ma non irrealistica del popolare telecronista Raffaele Auriemma

Due sole volte in 30 anni è poco, anzi è uno spreco, per le potenzialità economiche e di passione che esprimono le tante realtà calcistiche del territorio campano. Purtroppo frazionato in mille correnti e in altrettante (spesso violente) rivalità. Senza entrare nel merito, né giudicare le ragioni che portano a divisioni tanto profonde quanto incomprensibili, sarebbe meraviglioso e furbo se tutte le realtà poc’anzi citate trovassero una congiunzione. Una sorta di lega tra formazioni della regione Campania, con scambio di calciatori e di informazioni, una sorta di mutuo soccorso per creare una rete solidissima e tendente ad un obiettivo non impossibile: avere una rotazione molto più ampia e continua di formazioni del nostro territorio nel contesto della serie A. Sarebbe un modo per sopravvivere alla migliore organizzazione, e pure alla superiore capacità imprenditoriale, delle realtà del Nord. E proprio dalla Lega Nord nasce l’idea delle autonomie regionali, che portebbe (qualora il Governo decidesse di varare la legge) ad una preoccupante disparità sul fronte dei servizi all’interno di un identico territorio nazionale. Oltre il Napoli, tanto la Salernitana, quanto l’Avellino, così come la Casertana ed il Benevento, possono nutrire l’aspirazione di frequentare i piani alti del calcio italiano, lì dove ci sono (o ci sono state) club di realtà territoriali numericamente più scarne. Oggi in serie A c’è il Sassuolo (e succede da 6 stagioni di fila) che di abitanti ne conta 41mila, l’Empoli (4 delle ultime 5 stagioni in A) con 49mila abitanti ed il Chievo, quartiere di Verona con 4.500 abitanti, che difende a denti stretti da 11 anni la propria posizione nel massimo torneo calcistico nazionale. Senza dimenticare che negli anni scorsi anche il Carpi (72mila abitanti), il Crotone (65mila) e il Frosinone (47mila) hanno meritatamente incrociato i tacchetti con i grandi club italiani. Se tanto mi dà tanto, Castellammare di Stabia (66mila abitanti), Benevento (60mila), Salerno (134mila), Caserta (76mila) e Avellino (55mila) devono aspirare ad affiancare il Napoli nella massima serie. Senza acerrime rivalità, senza mettersi vicendevolmente i bastoni tra le ruote e provando a cooperare per rendere la Campania del pallone più forte e competitiva.