Campania, la sanità chiusa per Covid

Vietato contrarre altre patologie: la disperazione dei malati cronici. Precettati pure i centri privati, molti reparti riconvertiti alla “guerra santa” contro il virus. E a maggio De Luca diceva: «Invito a non andare negli ospedali del nord, qui l’assistenza migliore in Italia»

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La Campania sta virando verso una sanità “solo Covid”. Una riconversione precipitosa, sotto i colpi di un’epidemia in crescita vertiginosa. Ma la manovra disperata emargina tutti gli ammalati “non Covid”. Al punto da tagliare il mantello, con la scimitarra: c’è un servizio sanitario di serie A, ed uno di serie B. Certo, nelle strutture si garantisce ancora l’assistenza ai casi urgenti. Ma la tempesta Covid allontana, sempre più, l’utopia della “sanità svedese”. Qualcuno ricorda? Era la memorabile iperbole di un’altra stagione, consegnata all’antologia del governatore De Luca. Invece, è di due giorni fa l’ultimo fendente alle prestazioni ordinarie, vergato dall’Unità di crisi. «Si dispone – ordina la task force della Regione – 1. l’immediata riconversione di tutti i reparti per i quali, in via temporanea, si è provveduto alla sospensione delle attività di ricovero ospedaliero in elezione (quali ad esempio, reumatologia, geriatria, dermatologia, discipline chirurgiche in elezione, ecc.) in reparti Covid-19; 2. di avviare i processi organizzativi per dedicare ulteriori interi presidi ospedalieri ai pazienti Covid-19; 3. di comunicare, a questa Unità di Crisi, quotidianamente l’elenco delle unità operative riconvertite con indicazione del numero e tipologia dei posti letto e numero e profilo del personale dedicato». E allora, ne possiamo dedurre: attenti a non farvi venire i reumatismi, la psoriasi o la dermatite. Per la vecchiaia – la quale è per sé stessa una malattia, come scriveva già nel 160 a.c. Publio Terenzio Afro – c’è poco da fare: quella arriva per forza. Insomma, gli spazi per la medicina “extra Covid” si riducono ancora, e ancora. Ma d’altronde siamo in guerra, ribatterebbero all’Unità di crisi. E in guerra non si va tanto per il sottile. E pazienza, se tutti hanno diritto all’assistenza sanitaria, anche chi non è positivo al Sars-Cov-2. Sarebbe un diritto costituzionale: in Italia, non solo in Svezia. Ma ormai la sanità campana è un lazzaretto Covid, un enorme ospedale da campo. Un girone dei dannati, dove non sono ammessi ignavi. E in cui si precettano perfino gli amati centri privati. Da ieri, infatti, la Regione dichiara sospesi «sino a nuova disposizione» i ricoveri programmati nelle case di cura accreditate. Sia quelli medici che chirurgici differibili e non urgenti. Nei centri privati, si decreta pure lo stop delle attività ambulatoriali, «ad eccezione di quelle recanti motivi di urgenza, nonché di quelle di dialisi, di radioterapia e oncologiche-chemioterapiche». Una replica di quanto disposto per le strutture pubbliche, appena qualche giorno fa. E quindi sono a forte rischio i controlli periodici, definiti un tempo “di routine”. I test a cui tanti si sottoponevano, convinti che prevenire sia meglio di curare. E diventa davvero arduo, se non impossibile, sperare nelle diagnosi precoci. L’appiglio decisivo, nella terra incognita delle terapie, a partire da quelle oncologiche. «In questo ultimo periodo si osserva un rapido incremento dei casi di infezione da Covid-19 e -spiega l’Unità di crisi – un repentino peggioramento della pandemia, con progressione maggiore in alcune Regioni, tra cui la Campania. In considerazione della situazione pandemica, che sta evidenziando sempre più segnali di criticità dei servizi sanitari, si è reso necessario, con nota n. Uc/2763 del 18/10/2020, sospendere, in via temporanea, sia le attività di ricovero ospedaliero in regime di elezione, che le attività ambulatoriali non urgenti delle strutture sanitarie pubbliche». I motivi addotti dalla Regione? Non ammettono repliche. «La ratio sottesa di questo provvedimento è – si sottolinea – quella di potenziare ulteriormente la rete Covid-19 pubblica, incidendo sul versante organizzativo, attraverso una rapida riconversione /accorpamento di interi reparti di area medica e chirurgica già dedicati ad attività di elezione in nuovi reparti Covid-19 e riorganizzando le risorse umane e strumentali utilizzabili per tali nuove unità operative Covid-19». A maggio, De Luca invitava i campani a «non andare negli ospedali del nord», perché «qui ci sono gli ospedali più sicuri d’Italia, diamo una assistenza che è la migliore del Paese e in qualche caso del mondo». Sarà per un’altra volta.

(Dal Quotidiano del Sud di Salerno-L’ALTRAVOCE della tua Città)