Capaccio, Dia sequestra villa a Roberto Squecco

L'uomo, titolare di una ditta di onoranze funebri, è ritenuto affiliato al clan Marandino operante nella Piana del Sele. Il sequestro scaturisce dal provvedimento di Appello che ha ridotto i beni da sottoporre a confisca

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Misure di prevenzione patrimoniali, la sezione operativa della Dia di Salerno – diretta dal colonnello Giulio Pini – ha eseguito un provvedimento nei confronti di Roberto Squecco, imprenditore del settore onoranze funebri. Squecco fu arrestato nel 2014 per tentata estorsione ed associazione a delinquere di stampo mafioso. Nel giugno scorso la condanna definitiva in Cassazione L’imprenditore è considerato affiliato allo storico clan Marandino, attivo a Capaccio-Paestum e in altri Comuni della Piana del Sele. Il sequestro – emesso dalla Corte di Appello di Salerno – era stato eseguito il 20 marzo di un anno fa anche nei confronti di altri indagati. Riguardava due società, un vasto complesso immobiliare, auto di lusso, rapporti bancari. Il valore complessivo dei beni ammontava a circa 3 milioni di euro. Contro il provvedimento, c’era stato un ricorso in Appello. Ora i giudici hanno confermato i sigilli alla villa di Squecco a Capaccio-Paestum, per un valore di circa 800mila euro. Disposta, invece, la restituzione alla moglie delle partecipazioni societarie nella ditta di onoranze funebri, e all’imprenditore del capitale sociale di una onlus di Agropoli, operante nel settore del trasporto ambulanze. «Al termine delle operazioni – spiega una nota della Dia di Salerno-, tutti i beni sottoposti a confisca sono stati messi nella disponibilità dell’amministratore giudiziario, nominato dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata». L’avvocato Mario Turi, legale dell’imprenditore con i colleghi Guglielmo Scarlato e Agostino De Caro, commenta: «Sono rimasti 5 beni dei 40 sequestrati in origine, siamo soddisfatti di questo. Adesso però ricorreremo in Cassazione, perché il 27 febbraio, quando è stato depositato il decreto, è intervenuta una sentenza della Corte costituzionale, con la quale sono stati dichiarate illegittime alcune disposizioni in materia di sequestri e misure di prevenzione». La difesa si prepara anche a discutere l’udienza di rinvio della sentenza di condanna (un anno 10 mesi), alla corte d’appello di Napoli, relativa alla forma di espiazione della pena. La vicenda partiva dalle minacce subite da un altro imprenditore del settore funebre, relative ad un credito da 70mila euro rivendicato da Squecco. Minacce per cui – secondo la Suprema Corte – l’imputato si fece aiutare dal clan, e che gli sono costate la condanna ad un mese per associazione mafiosa.