Capaccio, provincia di Salerno. Due morti sul lavoro, due morti in agricoltura, in 20 giorni. Un uomo di 50 anni è morto dieci giorni fa, dopo altrettanti giorni di sofferenze, a seguita della caduta da un’impalcatura in un’azienda agricola. Oggi è morto un ragazzo in un’azienda investito da una mandria di bufale. I carabinieri stanno indagando. Il corpo morto è all’ospedale di Battipaglia.
Forse ora sarà più chiaro che il problema della sicurezza sul lavoro riguarda anche la Piana del Sele e la sua produzione agricola? Sarà più evidente che continuare a concentrarsi solo sul caporalato, senza sconfiggerlo tra l’altro, evitando di intervenire sullo sfruttamento legato al modo in cui tante imprese agricole sono condotte, ai ritmi di lavoro, al lavoro grigio e ai rapporti di filiera (la filiera del latte, ad esempio, così penalizzante per i produttori) è del tutto insufficiente per affrontare la questione dei diritti del lavoro? Sarà più eloquente il fatto che tanta ricchezza, ad esempio quella legata alla pregiata mozzarella di bufala, ha dietro e sotto di sé tanto lavoro non pagato, tanta subordinazione, tanto silenzio di paura. Quel silenzio che non fa denunciare le insicurezze, che non fa prendere parola nello spazio pubblico ai lavoratori ed ai braccianti, ad esempio per discutere di quanto lavoro grigio (ore e giornate di lavoro non dichiarate, straordinari non pagati, contributi non versati) si realizza in agricoltura?
Ecco, forse la morte di due persone in tre settimane ci farà aprire occhi e bocche su tutto ciò. E chiamerà le organizzazioni sindacali alla mobilitazione, magari allo sciopero del settore nella Piana del Sele, dopo anni in cui non si riesce a farlo. O, forse, no. E da domani tutto riprenderà come sempre, semplicemente con due lavoratori morti in meno.