È tempo di vacanze, di liste di libri ma anche di liste di luoghi dove andare per spezzare il ritmo del tempo.
Più che di una lista di libri, ma anche di una lista di luoghi, c’è un libro piccolo, denso che dovremmo avere a portata di mano. Questo libro è  un ottimo spunto di riflessione e anche un modo per rimettere insieme senso, quello che sembra perso ogni volta che leggiamo della realtà e ci autoconvinciamo che così sia solo perché viviamo di stereotipi e oltre a quelli non riusciamo ad andare.
Il libro è quello di Ottavio Cappellani, catanese, autore comico e arguto, che nel suo “La Sicilia spiegata agli Eschimesi”, edito da SEM, mette in atto un’operazione di ribaltamento del luogo comune, usando la Sicilia come pretesto.
Dal teatro al testo
“La Sicilia spiegata agli Eschimesi” è  stata, prima di essere dato alle stampe, una Stand-up comedy, uno spettacolo che si svolge “ in piedi”  e senza la quarta parete. In questo modo Ottavio Cappellani ha illustrato il suo libro, testandolo prima e ribaltando la tradizione dei reading letterari.
“Perché spiegare la Sicilia agli eschimesi? – si chiede Ottavio Cappellani. Semplicemente perché è impossibile spiegarla ai siciliani e agli italiani”.
Il ruolo delle guide
Da Dante in poi le guide sono state ritenute utili per disvelare ciò che ci appare in maniera confusa nel “viaggio”, anche se è stato Goethe quello che ai viaggi e alle loro descrizioni ha dato concretezza e mercato.
Goethe è il padre di Instagram e di Lonely Planet, e se esiste un desiderio indotto legato ai luoghi a Goethe va la paternità di questo, una cosa che agli occhi di Ottavio Castellani è tutt’altro che un merito.
Viaggiare soprattutto ai tempi di Goethe non era poi così semplice, né comodo, e ha portato alle odierne deportazioni vacanzieri, descritte queste sì  in tutte le salse.
Il turismo di massa
Il turista contemporaneo si muove in branco, frequenta spiagge e piscine utilizzandole come se fossero la vasca da bagno di casa. Si lamenta se per uscire deve camminare a piedi, e più che “la tranquillità” e l’ignoto, ricerca ciò che conosce o che crede di conoscere. Vuole il Grand Tour, le vetrine Kitsch, il barocco, il carretto, le feste di paese, come se davvero esistesse solo un mondo sì fatto, in particolar modo in Sicilia.
Cecità  
Praticamente il turista contemporaneo è cieco, come i protagonisti de  la “Parabola dei ciechi” di Pieter Brughel, il Vecchio, conservato nel Museo di Capodimonte di Napoli. “Pieter Bruegel si proponeva di dimostrare quanto di equivoco vi sia nell’esistenza umana” –  scrive Arnold Hauser nella sua “Storia Sociale dell’Arte”, Piccola Biblioteca Einaudi Ns, eppure, malgrado il quadro sia databile al 1568, questo equivoco non è stato ancora  risolto, al punto da permeare ogni cosa, come ci dice Ottavio Castellani. Una ragione in più per portare in vacanza questo libro.
“La realtà è che la Sicilia è una terra che ha subito ripetute dominazioni. Anche se siamo abituati a vederle come fonti di arricchimento pensando solo all’eredità artistica e culturale, la verità è che queste popolazioni si scannavano sul (e per il) suolo siculo, bagnandolo di sangue.
La mafia è anche frutto di questi scontri perenni, che fanno intrinsecamente parte dell’identità storica della regione. Un fenomeno violento da condannare, ma difficile immaginarne la scomparsa.
Dire “eliminiamo la mafia” è un po’ come dichiarare di volere “la pace nel mondo” “.