Caro Grillo, ecco perché mio figlio è fuggito all’estero

La mia storia familiare è emblematica di una condizione assurda dell'università italiana che disconosce la formazione e bada, per i contributi, soltanto al numero dei laureati

0
335

Sono un genitore che ha visto partire suo figlio per l’Inghilterra per frequentare un master di specializzazione a Liverpool in materia di gestione dei porti, uno dei più prestigiosi a livello internazionale nel settore. Mio figlio mi ha più volte esternato la sua volontà di trovare lavoro all’estero, di non voler tornare in Italia: è entusiasta del livello di formazione che sta conseguendo nell’università inglese e guarda con estrema sfiducia la situazione economica ed istituzionale dell’Italia. Sono rimasto colpito, anche se non stupito visto il “livello” della sensibilità culturale ed umana del sig. Grillo, dalle espressioni che l’oscuro comico ha pronunciato ad Oxford quando, rifiutandosi, con la solita arroganza, di rispondere alle domande degli studenti italiani ha loro rinfacciato di aver lasciato il Paese.

Una panoramica della città universitaria di Salerno

Evidentemente il sig. Grillo non conosce che le Università pubbliche italiane, una volta vanto della nostra cultura e della nostra formazione anche all’estero, sono ormai ridotte al lumicino, costrette dalla logica della “promozione ad ogni costo” ad accedere a logiche mercantilistiche finalizzate ad ottenere finanziamenti non collegati ai risultati scientifici e formativi ma al “numero” degli studenti che conseguono la laurea. Il processo si è in tal modo avvitato intorno ad un vero e proprio paradosso formativo: più è alto il numero dei laureati in corso, più è elevato il livello di trasferimento delle risorse alle singole università. Questo è il risultato di un processo che trova origini lontane, ma sicuramente il vero e proprio odio scatenato dai teorici del governo pentastellato contro l’élite ha sicuramente innescato un meccanismo di risentimento nei confronti di chi ha maggiori conoscenze e più elevate consapevolezze del proprio ruolo, con la conseguenza di indicare in queste persone il capro espiatorio delle disfunzioni del Paese. A ciò si aggiunge la politica pauperista che viene teorizzata da questo Governo, con l’opposizione ingiustificata alle grandi opere pubbliche che, specie nel settore portuale e dei trasporti, rappresentano un vero e proprio volano per lo sviluppo. La filosofia ispiratrice degli incolti e degli improvvisati resta evidente: l’etica della responsabilità delle classi dirigenti è stata sostituita da quella delle buone intenzioni, che storicamente ha prodotto il nazismo, il fascismo e il comunismo. Se questa è la situazione culturale, istituzionale ed economica del nostro Paese non deve stupire che un gran numero di giovani preferisce “fuggire” all’estero, e lo farei anch’io, se la mia volontà di resistere e combattere contro questa barbarie non restasse il motivo valido degli anni che ancora mi restano.

In copertina, una sala ricreativa dell’Università di Oxford