Carta sospesa in Campania. Sei milioni ai domiciliari

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L’Italia è un grande Paese, una comunità matura di uomini e di donne resa adulta e consapevole da più di 70 anni di storia democratica, di libertà costituzionali, di civiltà repubblicana. Verrà fuori a testa alta, anzi altissima, da questo momento buio. L’altro ieri Paolo Guzzanti ha formulato un auspicio: che questa prova terribile possa costituire il cemento di un nuovo patto nazionale. È esattamente lo stesso pensiero che ci era venuto ascoltando le parole con le quali il premier Giuseppe Conte blindava il paese contro l’avanzata del Covid-19. Di fronte alle misure messe in campo dall’esecutivo per arginare il contagio, c’era il rischio obiettivo che il tessuto civile della nazionale potesse disgregarsi irrimediabilmente. Nello stesso tempo, però, alla capacità di metabolizzarle è legata l’opportunità che quel tessuto si rafforzi ulteriormente. I fatti degli ultimi tre-quattro giorni ci dicono che la risposta a sollecitazioni estreme è stata molto responsabile. E tutto lascia presagire che lo sarà fino a quando l’angosciosa traversata del deserto imposta per legge non sarà finalmente terminata. A comporre l’immagine di un Paese che sta reagendo come meglio non poteva concorrono anche Salerno e la Campania. Valga per tutti l’esempio del civilissimo silenzio di Napoli. La città chiassosa e estroversa che vive per strada notte e giorno – paradigma universalmente riconosciuto – tappata in casa. In un contesto così incoraggiante risultavano stonate, fuori luogo, inopportune fino alla sgradevolezza, certe intemerate che un tempo sarebbero state bollate come “spagnolesche”, in riferimento al modo di governare in uso nel Mezzogiorno per molti secoli e almeno fino al 1860. Ieri pomeriggio, fiutando il clima e giocando come sempre d’azzardo (o la va o la spacca: è la sua specialità), il governatore della Campania, Vincenzo De Luca ha fatto di più. Riportando in vita il Regno di Napoli e delle Due Sicilie. Prima un lungo sermone sui social, in cui ha invocato “l’Esercito in strada contro chi circola senza permessi”, minacciando di mettere in quarantena chiunque sarà sorpreso a passeggiare senza motivo”. Poi, poco prima delle 18, dai proclami è passato ai fatti. Sfornando un’ordinanza di quattro pagine in cui l’invito a rimanere a casa contenuto nell’ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e rivolto a tutti i cittadini italiani diventa “un obbligo” per i campani, con tanto di minaccia di sanzione penale in caso di inosservanza. E’ un salto di qualità enorme: in tutti i sensi. Nessuno, nemmeno il povero Fontana, governatore della Lombardia, che pure da giorni invoca misure ancora più stringenti di quelle in vigore, si era spinto a tanto. Nelle prossime ore sapremo se De Luca ha sequestrato, motu proprio, sei milioni di persone, oppure ha semplicemente anticipato un ulteriore giro di vite del governo. Se così non sarà, se cioè rimarrà in vigore l’ultimo DPCM, l’ordinanza emanata ieri sarà carta straccia. E al primo provvedimento sanzionatorio preso contro un qualsiasi campano che, avvalendosi delle garanzie previste dalla Costituzione si muova liberamente avendo cura di rispettare la distanza di sicurezza, stabilita in quattro metri e mezzo dalle autorità sanitarie, e senza partecipare ad assembramenti, come stabilito dal provvedimento governativo, il governatore potrà essere chiamato a rispondere in tutte le sedi, non esclusa quella penale, di un atto adottato fuori dalla cornice dei diritti sanciti dalla Carta. Staremo a vedere.
Le restrizioni, come sempre, De Luca le aveva già attuate a Salerno, in quello che continua a considerare il cortile di casa, laboratorio in cui distilla da quasi 30 anni le sue pratiche di governo autoritarie. Ieri mattina, ha fatto inchiodare sul lungomare la berlina presidenziale che lo trasportava a Napoli per redarguire pesantemente due cittadini che, approfittando della bella giornata, stavano facendo quattro passi. Ma basta rileggersi i quotidiani bollettini di guerra emessi dal Comune. Identico lessico greve, minaccioso, di certe piazzate televisive che ben conosciamo e che, grazie alle imitazioni di Crozza, sono definitivamente scolpite nel catalogo del miglior folklore nazionale; contenuti che, dove non si sovrapponevano, già estremizzavano, del tutto illegittimamente, i provvedimenti dell’esecutivo. Pure peggio aveva fatto il sindaco mettendosi a capo delle “ronde” (avete capito bene: ronde) di vigili urbani a caccia di “scappati di casa” potenziali untori. Dal punto di vista teorico, il filo che tiene insieme questi comportamenti abbondantemente sopra le righe è un securitarismo da quattro soldi che, come tutte le esibizioni muscolari, è componente essenziale del populismo: quasi sempre ne è uno dei lieviti. Ma se fino a ieri le “sceriffate” di Napoli denotavano un approccio macchiettistico, caricaturale, alla grave, seria, drammatica emergenza in atto, da oggi esse potrebbero essere pienamente legittime.
In ogni caso, quanta plumbea, inutile grevità rispetto alla commuovente scena in cui ci siamo imbattuti nel primo pomeriggio di ieri in un’assolata via dei Principati, dove per qualche minuto da un balcone le note struggenti di “Chisto è ‘o paese d’o sole” hanno invaso la strada deserta, inno alla fiducia e alla speranza.
Ne usciremo. Meglio di altri popoli, probabilmente. E lo faremo da soli, sicuramente. Ci toccherà sopportare qualche onere aggiuntivo, come affrontare con senso di responsabilità l’inusitato, e potenzialmente eversivo, populismo delle nostre classi dirigenti. Un virus che si è insediato nelle fibre della nostra democrazia da molto tempo. E che proprio la composta e disciplinata reazione all’emergenza di questi giorni ha dimostrato essere, fondamentalmente, un corpo estraneo rispetto al vero Dna della nazione. Forse, il Covid-19, questo devastante nemico che dobbiamo combattere e sconfiggere non solo con gli strumenti messi a disposizione dalla scienza, ma anche e soprattutto attingendo al nostro bagaglio di passione civile, tutt’altro che vuoto o leggero, può aiutarci ad aprire – finalmente – gli occhi.

(Tratto dal Quotidiano del Sud di Salerno – L’ALTRAVOCE della tua Città)