Caso la Città di Salerno, l’Odg condanna l’ex direttore Manzo

Il procedimento disciplinare aperto dagli esposti dei giornalisti licenziati dal quotidiano nel 2019. Il consiglio di disciplina dell'Ordine regionale commina la sanzione della censura per la «condotta deontologicamente scorretta» nei confronti «dei colleghi della redazione». La decisione è impugnabile

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Caso la Città di Salerno, l’Ordine giornalisti della Campania condanna l’ex direttore Antonio Manzo. La sanzione irrogata è la censura. È il secondo livello codificato, nel catalogo comprendente anche l’avvertimento (la più lieve), la sospensione e la radiazione dall’albo. Secondo la legge, la censura si infligge nei casi di abusi o mancanze di grave entità. Consiste nel biasimo formale per la trasgressione accertata. Manzo, ebolitano di 64 anni, era dal 2019 sotto procedimento disciplinare. L’incolpazione fu conseguenza degli esposti di alcuni redattori. A originare le segnalazioni, il comportamento emerso durante la vertenza de la Città. I dipendenti del giornale – redattori, grafici ed amministrativi – appresero, infatti, di essere disoccupati il 12 febbraio di due anni fa. Quel giorno trovarono sbarrate le porte della redazione di piazza Sant’Agostino. Negli stessi istanti, gli venne comunicato che Edizioni Salernitane – la società editrice, di recente dichiarata fallita – aveva deliberato lo scioglimento della società, nominando un liquidatore. Dopo un mese di assenza dalle edicole, però, la Città riprese le pubblicazioni, con un corpo redazionale quasi tutto nuovo. A restare in sella proprio Manzo, rimasto direttore fino al 30 dicembre 2020, data delle sue dimissioni. Nella complessa vicenda, si inserisce la condanna per condotta anti sindacale dell’ex editore, nei riguardi dei giornalisti licenziati. Il consiglio di disciplina dell’Odg Campania – nella decisione del 19 gennaio scorso – ritiene Manzo colpevole. Gli addebita una «condotta deontologicamente scorretta» nei confronti «dei colleghi della redazione». L’esecutività del provvedimento è sospesa fino a pronuncia del Consiglio di disciplina nazionale, in caso di impugnativa. O comunque fino allo spirare dei termini d’appello.