Castellammare si sollevi contro i clan, tacendo è una comunità morta

Lo striscione contro i pentiti sintomo di una decomposizione civile. La popolazione dica no alla piovra e metta in mora lo Stato che continua vergognosamente a tacere

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Un omicidio di alcuni anni fa al centro di Castellammare

Ciò che è avvenuto, per opera ovviamente di alcuni camorristi, a Castellammare di Stabia, non è un fatto assurdo, come molti lo hanno definito, ma è la conferma che questa città, un tempo fiorente con i suoi laboriosi cantieri navali, oggi è ostaggio di una feroce e radicata organizzazione camorrista, come e forse più del passato. Un grande cancro che sta divorando tutto, portando povertà e disoccupazione. Il popolo ha preferito un silenzio assordante, piuttosto che ribellarsi, per potersi scrollare di dosso questa piovra che succhia sangue ed energie agli uomini e alle donne di quel territorio. Sì lo affermo con convinzione e forza: dove arriva la camorra muore tutto. Comprendo il silenzio perché spesso e volentieri gli uomini delle Istituzioni locali, come è avvenuto anche stavolta, preferiscono defilarsi per proteggere la pellaccia, ma così facendo si consegnano loro stessi e consegnano i cittadini a questo cancro devastante. Colpisce anche la forte spavalderia di questi criminali a utilizzare segni, feste religiose e tradizioni per imporre la loro forza e la gestione del territorio e procacciarsi consenso e gradimento da parte di popolazione malata di sottocultura. Mi domando: dov’è lo Stato? È presente solo con le forze di polizia? Ma così non si va da nessuna parte. Lo Stato deve togliere alla camorra la funzione di ammortizzatore sociale e avocarla a sé, altrimenti la repressione non serve. Una città così è una città morta, perché non vi è libertà e i diritti civili sono continuamente calpestati. Come Associazione Ultimi per la legalità e contro le mafie condanniamo questo gesto gravissimo e violento e chiediamo che le Istituzioni locali senza paura prendano decisioni ed iniziative forti, fino a cancellare per il futuro la tradizione di celebrare la festa dell’Immacolata con la costruzione di queste enormi pile di legno da bruciare, dette Fucaracchi, su cui i camorristi hanno issato uno striscione con la scritta: “Così devono morire i pentiti…abbruciati”.


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